Solo il lavoro salverà la nostra migliore gioventù

di | 2 agosto 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su Solo il lavoro salverà la nostra migliore gioventù

di Mario Di Vito (*)

operaiLo scrittore e riformatore scozzese Samuel Smiles, che tantosuccessoebbe verso la fine dell’Ottocento, scrisse in una delle sue memorabili opere “Self-Help” che il lavoro è la vita dell’uomo e che l’uomo stesso che ben lavora ha la certezza non solo di una sua ascesa economica, ma soprattutto di una sua elevazione morale. Gli antichi sapienti della Grecia consideravano il lavoro come un dovere sociale e Solone stesso, il grande legislatore ateniese, nell’Areopago sostenne a quei magistrati pubblicamente che chi non lavorava doveva essere consegnato a loro, ai Tribunali. La nostra Costituzione afferma solennemente all’art.1 che lo Stato italiano è “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Si potrebbe così continuare a ricordare innumerevoli pensieri di tanti e tanti nostri illustri predecessori a proposito del valore immenso e del significato altissimo che il lavoro ha raggiunto oggi in tutti noi, liberi consociati di questa nostra amata Comunità.

La realtà sociale, invece, del tempo presente ci trascina in paurosi fermenti, in vergognose frustrazioni, in oscuri tormenti, in tante miserie morali e civili, dai quali non riusciamo più ad affrancarci, nemmeno per un breve lasso di tempo, e non riusciamo più nemmeno ad immaginare la possibilità dell’avvento di una società migliore. Da siffatta odierna situazione una buona parte dei concittadini, forse più o meno il trenta per cento, non riesce più nemmeno a lenire le indubbie sofferenze, le gravi afflizioni, che divengono sempre più pressanti e doloranti. Il pessimismo ci incupisce sempre di più tristemente e divora furiosamente le nostre menti.

La storia del nostro Paese giammai ha registrato su tale emergenza tanto successo normativo. La nostra stessa Costituzione, in linea con le più moderne correnti filosofiche e con le dottrine economiche e sociali più accreditate, che attribuiscono tutte al lavoro umano sempre una maggiore preminenza ed una primaria importanza, è piena di formidabili principi innovativi e si sviluppa in un meraviglioso concerto di disposizioni geniali, che rendono davvero palpitanti e concrete le nostre aspirazioni, le nostre più semplici e legittime aspettative. Sennonché, nonostante l’apporto dei nominati eccelsi intelletti, un dramma infausto, oramai ben conosciuto da noi tutti, s’affaccia molto infelice ed impetuoso solo per la cennata buona parte delle nostre generazioni. I nostri giovani, quelli che ovviamente non hanno avuto la fortuna di appartenere alle cordate politiche vincenti, in cerca di primo lavoro, non hanno oggi alcun’altra alternativa, se non quella di lasciare il Paese, i luoghi e gli affetti più cari, in mezzo ai quali, speranzosi, sono nati pochi decenni orsono, ed affrontare l’avventura di una realtà diversa in Paesi lontani, perpetuando così le antiche vicissitudini dei nostri antenati emigranti, piene di sofferenze, di miserie e di dolori.

La speranza di un avvenire più roseo, sì è vero, li può ancora oggi accompagnare, è certo, però, che sospiri ed angosce influiranno nella loro personale formazione spirituale. L’odierna massiccia disoccupazione cresce giorno per giorno e non si pone contro di essa alcun valido contrasto da parte di tutti i responsabili, anzi si tenta di offuscare la generale disperazione, di stordire le menti con la rappresentazione, tramite alcuni mass-media compiacenti, di altri problemi sociali, assolutamente non prioritari, che possono attendere, invece, soluzioni più adeguate in tempi futuri più sereni e maturi. Oggi, invece, c’è urgenza, c’è necessità di operare per l’occupazione con appropriate riforme strutturali dei nostri sistemi ordinamentali e produttivi, fra loro intimamente connessi, che, così come sono disciplinati, non favoriscono minimamente, anzi appesantiscono enormemente ogni iniziativa imprenditoriale, ogni possibilità di effettiva crescita economica, a tutto danno del rafforzamento dell’autentica richiesta di lavoro, tanto propizia alla salvezza della nostra migliore gioventù.

 

(*) Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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