Sede Ema, è olandese il giudice che valuterà la richiesta di Milano

Sarà un giudice olandese, Marc van der Woude, a valutare la richiesta di sospendere il trasferimento dell’Ema da Londra ad Amsterdam presentata dal Comune di Milano al Tribunale Ue. Un fatto che desta non pochi sospetti riguardo la procedura legale della scelta. Quel che è certo è che l’assegnazione del caso a un magistrato dello stesso Paese della futura sede dell’Agenzia europea del farmaco sembra un fatto molto discutibile.

Dopo la notizia che ha creato un bel po’ di polemiche il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha subito smorzato i toni sulla vicenda ribadendo però la volontà di “non mollare”. Sia il premier Paolo Gentiloni che segretario del Pd Matteo Renzi chiedono “chiarezza” all’Ue.

Partiranno intanto a inizio settimana le richieste del Comune di accesso ai documenti della Commissione e di petizione e audizione all’Europarlamento, l’unico attore che può ancora intervenire nel processo legislativo dell’assegnazione ad Amsterdam.

Secondo quanto confermato da fonti di Bruxelles all’Ansa, le carte della Cancelleria Ue indicano nel 58 enne giurista olandese, dal 2016 vicepresidente, il magistrato incaricato della causa che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di sospensiva di Milano. La nazionalità dei togati, infatti, è di natura neutra nei processi giudiziari Ue, ovvero non implica pregiudizi sulla loro imparzialità. È inoltre prassi procedurale che l’assegnazione di una causa vada dal Presidente al vicepresidente del Tribunale. Di conseguenza, spiegano le fonti, anche se da un punto di vista politico “si può discutere dell’opportunità” della nazionalità di van der Woude, da un punto di vista legale “non è un argomento che si può spendere” per ricusarlo.

Lo stesso Sala ha spiegato che l’assegnazione del giudice “dipende dalla turnazione che è già programmata, non mi attaccherei a quello”, anche se “rimane il fatto che ogni giorno ne succede una nuova”. Da qui la necessità, ha ribadito Sala, di dover “stare sul pezzo”: a inizio settimana partiranno le richieste legali per l’accesso agli atti della Commissione e di petizione e audizione all’Europarlamento. Non c’è ancora, intanto, una data fissata per l’udienza al Tribunale Ue. La prima tappa, però, sarà il sopralluogo degli europarlamentari ad Amsterdam il 22 febbraio per valutare la reale situazione delle future sedi dell’Agenzia del farmaco.

“La prima cosa è capire”, ha sottolineato il relatore del dossier Ema per l’Europarlamento Giovanni La Via (Ppe), e solo dopo verrà valutata, una volta ricevuta, la richiesta di audizione di Sala. Anche perché andrebbe individuato “a quale titolo” farlo dato che, spiega La Via, nel testo legislativo della Commissione su cui gli europarlamentari di tutti gli stati membri sono chiamati a esprimersi “c’è Amsterdam”, non Milano. E’ proprio da lì che scatta il ruolo chiave dell’eurocamera, perché come stabilito dal parere giuridico dei suoi servizi legali, l’Aula, ha sottolineato La Via, può “cambiare ogni virgola della proposta della Commissione”. L’Europarlamento è infatti “a tutti gli effetti co-legislatore”, e il sorteggio degli stati membri del 20 novembre “non è un atto giuridicamente vincolante” – motivo per cui c’è il rischio che la Corte Ue ritenga irricevibili i ricorsi italiani – ma “piuttosto un orientamento politico”.

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