Se la Casta ci toglie la pace

di | 11 febbraio 2014 | editoriali | 0 commenti

monsignor-tosoQualche giorno fa ho avuto il privilegio di introdurre una “lectio” di monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, agli studenti del Liceo “Alfano I” di Salerno sul Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace. L’incontro è stato fortemente voluto dal dirigente scolastico Elisabetta Barone, dal professor Espedito De Marino e dall’arcivescovo diocesano, monsignor Luigi Moretti, pastore amato e benvoluto dalle sue “pecorelle” per lo stile sobrio e l’eloquio semplice e concreto. Sono rimasto molto colpito dall’attenzione con cui i tanti ragazzi presenti, oltre duecento, hanno seguito l’intervento dell’ex rettore dell’Università salesiana che, alla luce del documento pontificio, ha declinato in maniera insolita l’anelito alla pace.

“Essere costruttori di pace – ha detto – non significa soltanto impegnarsi per impedire i conflitti, ma lavorare per far sì che si affermi una democrazia samaritana, in cui non ci si dimentica di chi rimane indietro”. Dunque la pace non è qualcosa di astratto, lontano dalla vita delle persone comuni, ma una esigenza insopprimibile che ricomprende la giustizia sociale. Una società “pacificata” tende, per sua natura, allo sviluppo integrale di tutti e di ciascuno, si preoccupa di rimuovere gli ostacoli che impediscono, di fatto, l’uguaglianza tra i cittadini, garantisce opportunità di lavoro ai giovani ed a chi si trova escluso dal processo produttivo, tutela la famiglia naturale e il diritto alla vita, dal concepimento alla sua scadenza naturale, promuove la solidarietà intergenerazionale valorizzando il ruolo degli anziani, assicura l’assistenza sanitaria e garantisce ai disabili gli aiuti necessari per inseguire la propria realizzazione. In altre parole pone al centro dell’agire politico ed economico la persona con i suoi bisogni; è inclusiva, non chiude la porta in faccia a chi tende la mano per chiedere aiuto.

Un obiettivo tutt’altro che agevole da raggiungere con una classe dirigente esperta in tatticismi e poco incline ad affrontare i problemi quotidiani di chi non sa come sbarcare il lunario. E pensare che, nei cassetti delle Aule parlamentari, giacciono, abbandonati al loro destino, migliaia di disegni di legge che non vedranno mai la luce, ma potrebbero dare un senso ad un bicameralismo anacronistico nella misura in cui non produce norme che si traducono in soluzioni ai tanti problemi sul tappeto. In questo momento i signori della “casta” hanno altro a cui pensare: discutono del rapporto tra governabilità e rappresentatività, litigano su premio di maggioranza, soglie di sbarramento, liste bloccate e così via. Insomma, anziché decidere quale strada intraprendere per uscire dalle sabbie mobili della crisi, stanno riscrivendo le regole del gioco per garantirsi la continuità nelle poltrone.

Tutto questo accade mentre, nel Paese reale, monta la rabbia perché manca il lavoro, le imprese che hanno beneficiato di aiuti, anziché resistere, oltrepassano i confini nazionali per sottrarsi alla eccessiva pressione fiscale e quelle che scelgono di restare invocano provvidenze di Stato facendo finta di non sapere che le risorse necessarie verrebbero desunte da nuove tasse pagate sempre e solo dai soliti noti. Non c’è da meravigliarsi, perciò, se l’Italia di oggi non ha pace. Abbiamo sprecato molte occasioni per invertire la rotta e ristabilire un minimo di giustizia. Ci siamo fidati prima dei “professori” e poi dei protagonisti delle “larghe intese” senza nessun apprezzabile miglioramento. Il loro fallimento è stato frutto di una visione miope della realtà e, soprattutto, dell’assenza di una spinta etica. Ognuno ha immaginato di poter fare tutto da solo con i provvedimenti “lacrime e sangue”. È mancata una visione di prospettiva orientata al bene comune. Insomma, nessuno degli ultimi inquilini di Palazzo Chigi ha avvertito la propria dimensione di “operatore di pace”, chiamato a costruire, mattone su mattone, la nuova città dell’uomo. Adesso più che mai abbiamo il dovere di voltare pagina e ricominciare.

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.