Scuola, mantenere dipendenti precari aumenta la spesa pubblica

di | 28 gennaio 2014 | scuola | 0 commenti

AniefSindacati contro il governo sulla gestione fallimentare del sistema scolastico. Tenere precarizzato il rapporto di lavoro di centinaia di migliaia di dipendenti può costare molto caro. Secondo Anief-Confedir tra il 2007 e il 2012 il numero di dipendenti stabilizzati si è fermato a poche centinaia.
Questo ha comportato che la “spesa per il tempo determinato” del comparto Scuola – osserva il sindacato citando il rapporto annuale del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato – è passata dai 512,69 milioni del 2007 agli 861,10 milioni del 2012. Facendo registrare – unico caso in controtendenza nella pubblica amministrazione – un incremento del 68%, pari a circa 350 milioni, rispetto alla spesa per le supplenze sostenuta cinque anni prima.
Ma, sempre nel quinquennio 2007-2012, tutta la spesa totale del settore scolastico ha fatto registrare un sostanzioso incremento. Il sempre più rallentato turn-over, ha infatti lasciato in servizio un sempre numero maggiore di docenti con più di 50 anni di età. Tanto è vero che oggi oltre il 60% degli insegnanti italiani è in questa fascia di età.
Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, non ha dubbi: “Oltre che disattendere le richieste dell’Europa sugli obblighi di stabilizzazione del personale con almeno 36 mesi di servizio svolto, lo Stato italiano dà dimostrazione di come sia possibile attuare una politica di spending review alla rovescia”.
“Prima la politica dei tagli all’istruzione e alla formazione e successivamente quelle sull’inasprimento del rapporto a tempo determinato, non hanno fatto altro che rendere più rossi i conti della pubblica amministrazione. Disattendendo quindi clamorosamente i risultati auspicati dal legislatore: le spese per il personale dipendente, che si volevano ridurre attraverso i provvedimenti di calmierizzazione della spesa, hanno addirittura fatto registrare un importante incremento della spesa di comparto. Nella scuola la politica dei tagli dei posti di lavoro a oltranza non paga: oltre a produrre disservizi ad alunni e famiglie, comportando scarsa continuità didattica e progettualità, deprime l’economia generale e – conclude Pacifico – ora la Ragioneria dello Stato ci dice che fa aumentare la spesa pubblica”.

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