Scuola, calano ancora gli investimenti

di | 16 gennaio 2014 | scuola | 0 commenti

istruzioneLa crisi non è mai una buona scusa per ridurre gli investimenti in settori sensibili, come quello della scuola. Nell’ultimo anno in Europa si è riscontrato un aumento generalizzato di investimenti a favore dell’istruzione di oltre l’un per cento. L’Italia, invece, continua a segnare il passo, con una riduzione dell’1,2% rispetto al 2012. Il dato è stato pubblicato dall’agenzia “Eurydice” attraverso un dossier sugli investimenti nell’istruzione da parte dei Paesi europei.
Dal documento emerge che “una diminuzione può essere registrata in Paesi come Irlanda, Croazia, Cipro (-15,8%), Malta, Regno Unito – Inghilterra, Italia (-1,2%), Finlandia”. Inoltre, “in generale, i tagli hanno riguardato soprattutto il numero di insegnanti e gli investimenti in infrastrutture e Ict (attrezzature e software )”. A segnalare lo studio e Anief-Confedir, che ricorda che “questi risultati nazionali trovano origine anche in alcune manovre introdotte negli ultimi anni in regime di spending review. Come il blocco del turn-over, la precarizzazione del rapporto di lavoro ed il rinnovato sistema di finanziamenti delle università. In questo modo, se già nel 2000 l’Italia spendeva -2,8% della sua spesa pubblica rispetto alla media Ocse (Italia 9,8% – Ocse 12,6%), dieci anni dopo si ritrova in controtendenza sempre all’ultimo posto persino tra i Paesi G20 (32esimo posto) con un -4,1% (Italia 8,9% – Ocse 13,0%)”.
Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, fa presente che “lo Stato italiano ha pensato bene di andare ad intaccare risorse e organici della scuola. In particolare negli ultimi sei anni sono stati cancellati 200 mila posti, sottratti otto miliardi di euro e dissolti quattromila istituti a seguito del cosiddetto dimensionamento (poi ritenuto illegittimo dalla Consulta). Ora, siccome è scientificamente provato che i finanziamenti sono correlati al successo formativo, questi dati non sorprendono: più si taglia e più la dispersione e l’insuccesso scolastico aumentano”.
A tal proposito, ricorda l’Anief, “non bisogna dimenticare che l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria, contro un aumento medio del 62%. Nell’ultimo anno sono persino aumentate, dal 25% al 100%, le tasse richieste dalle Università agli studenti fuori corso. E soltanto il 15% degli italiani tra i 25-64 anni ha riscontrato un livello di istruzione universitario rispetto a una media Ocse del 32%, mentre la percentuale di studenti quindicenni che spera di conseguire la laurea e’ scesa dal 51,1% del 2003 al 40,9% del 2009. Con il numero degli insegnanti italiani di eta’ media over 50 che rappresentano ormai il 57% del personale”.
“Al di là dei proclami – continua Pacifico – , anziché investire seriamente nella formazione, in professionalità, in tempo scuola, in competenze, ad iniziare da quelle nell’Ict, senza dimenticare l’apprendistato, da rilanciare assieme ad artigianato, turismo e nuove tecnologie, in Italia si è continuato a considerare l’istruzione un settore quasi marginale. Portando così le scuole allo stremo, tanto che alcuni dirigenti sono arrivati a chiedere ad ogni famiglia fino a 300 euro l’anno di contributi. Mentre spendere per formare capitale umano significa credere nella capacità civilizzatrice e lavorativa dell’uomo e gettare le basi per la costruzione di una società equa e solidale. Oltre che – conclude il sindacalista Anief-Confedir – per il rilancio dell’economia”.

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