Save the Children: in Italia un milione di bambini in povertà assoluta

save-the-childrenIn Italia ci sono un milione di bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta. A lanciare l’allarme è Save the Children.

L’associazione propone quindi un piano strategico e sinergico per lo stanziamento delle risorse che presti attenzione alle realtà territoriali dove il fenomeno della povertà assoluta ha una maggiore concentrazione, per dare vita a vere e proprie “comunità educanti”. Ma anche interventi su base comunitaria e individuale, come sostegni educativi personalizzati per i bambini e gli adolescenti che sono in povertà assoluta. L’impostazione di un sistema di monitoraggio e valutazione, attraverso soggetti indipendenti, che misuri l’impatto degli interventi sui beneficiari diretti e sulla comunità.

Queste le raccomandazioni di Save the Children su come usare il nuovo Fondo sulla povertà educativa minorile – costituito per la prima volta con l’ultima legge di Stabilità, alimentato dalle fondazioni di origine bancaria con un budget annuale di cento milioni di euro per tre anni.

Raccomandazioni che sono emerse oggi nel corso dell’evento “Fondo povertà educativa, un’occasione da non perdere”, organizzato a Roma, nella Sala Biblioteca degli Atti Parlamentari del Senato. L’incontro, cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Senato Pietro Grasso, il sottosegretario della Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, il vicepresidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza Sandra Zampa ed Enrico Giovannini, professore ordinario di Statistica economica all’Università di Roma Tor Vergata, è stato l’occasione per aprire un confronto sulle strategie e le proposte affinché questo intervento segni l’avvio di una nuova stagione di impegno per il futuro dei bambini.

I numeri della povertà educativa sono impressionanti: un quindicenne su quattro – secondo le ultime ricerche di Save the Children – non supera il livello minimo di competenze in matematica e uno su cinque in lettura. Quasi la metà dei minori tra i 6 e i 17 anni (48,6%) non ha letto neanche un libro oltre a quelli scolastici nel corso di un anno, il 55,2% non ha visitato un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva e sono circa 425 mila i “disconnessi” da Internet, ovvero quelli che non hanno mai avuto accesso alla Rete. Il 15% degli adolescenti non prosegue gli studi dopo il diploma delle medie.

Per questo motivo, l’Organizzazione ha lanciato in Italia la campagna “Illuminiamo il Futuro”, finalizzata a sconfiggere la povertà educativa attraverso obiettivi nazionali da raggiungere entro il 2030, parallelamente ad un intervento programmatico sul territorio, con l’apertura in otto regioni italiane di 16 punti luce, centri ad alta densità educativa nei quartieri più svantaggiati di alcune città italiane.

Altro dato, l’indice di dispersione scolastica, la percentuale di minori che frequentano attività sportive e culturali e le carenze nei servizi educativi a scuola, in particolare la mancanza di tempo pieno. A esempio, sottolinea l’organizzazione, non solo al Sud, ma anche nelle regioni del Centro e del Nord vi sono aree ad alto tasso di povertà educativa, nelle periferie dei grandi centri urbani, nelle cosiddette “aree interne” in via di spopolamento. È inoltre da considerarsi la necessità di potenziare l’offerta educativa nei comuni dove più forte è la presenza di minori stranieri di recente immigrazione. In questo caso il fondo può essere una importante opportunità anche per la promozione della coesione e della inclusione sociale tra le generazioni più giovani.

Save the Children chiede inoltre che, per l’attivazione e l’implementazione del Fondo, venga costituito un comitato composto da rappresentanti dei diversi attori coinvolti, per la definizione del programma complessivo, il suo monitoraggio e la traduzione dei risultati del programma triennale. Cruciale infine risulterà essere il sistema di monitoraggio e di valutazione, con il coinvolgimento di soggetti indipendenti, come previsto dalla legge di Stabilità, che misuri gli effetti sui beneficiari e sulla loro comunità sulla base, attraverso un sistema comune di indicatori volti a misurare le opportunità educative.

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