Sanità, Rapporto Oasi: in alcune regioni a rischio la sostenibilità delle cure

di | 20 gennaio 2014 | sanità | 0 commenti

cureSiamo alle solite, sul fronte della sanità in alcune regioni c’è il rischio rischio di non riuscire a far fronte alle necessità della popolazione. A lanciare l’allarme è il Rapporto Oasi 2013 (Osservatorio sulle aziende e sul Sistema sanitario italiano), presentato questa mattina all’università Bocconi di Milano dal Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale).
Secondo lo studio, contenendo la spesa per ogni singolo fattore produttivo e contraendo gli investimenti in tecnologie e rinnovo infrastrutturale, la sanità pubblica ha sistemato i conti nel breve periodo ma a discapito della performance sanitaria presente e futura.
Eppure il Rapporto Oasi ribadisce la sobrietà del nostro sistema sanitario, che ha una spesa pro capite di 2.419 dollari a parità di potere d’acquisto rispetto ai 3.318 della Germania, ai 3.133 della Francia e ai 2.747 del Regno Unito. Non solo, ma il disavanzo del Ssn in Italia è in forte diminuzione a 1,04 miliardi di euro nel 2012 (-17,3% sul 2011), che equivale allo 0,9% della spesa sanitaria pubblica corrente.
Da questo punto di vista i risultati sono notevoli soprattutto nelle regioni soggette a piani di rientro: ad esempio il disavanzo della Campania, nel 2012, è un decimo di quello del 2005, quello del Lazio un quinto e quello della Sicilia è sostanzialmente azzerato.
Tuttavia, sottolinea la ricerca Oasi, rimane rilevante il gap di performance tra i diversi sistemi sanitari regionali ed è evidente la disparità tra le regioni in piano di rientro e le altre. Infatti le regioni sottoposte al piano, sottolineano i coordinatori del Rapporto Elena Cantù e Francesco Longo, “risultano inadempienti o parzialmente inadempienti” nel mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Si tratta di un pericoloso campanello d’allarme sul potenziale livello di iniquità nell’accesso alle cure tra Nord e Sud.
Da sottolineare, poi, il fatto che la spesa maggiormente penalizzata, perché meno rigida, è quella per gli investimenti. Su questa voce la media nazionale si attesta a 59 euro pro capite, ma ci sono differenze abissali: si va dai 111 euro dell’Emilia Romagna ai 20 euro della Campania. La riduzione della spesa pubblica, inoltre, non è compensata da un aumento di quella privata che, invece, segue il ciclo economico e il reddito disponibile dei consumatori. Anche in questo caso la variabilità regionale è molto forte. La media italiana è di 463 euro pro capite, ma si va dai 707 euro del Trentino Alto Adige ai 239 euro della Campania e le ultime posizioni sono tutte occupate da regioni meridionali.
Dunque nelle regioni più ricche si spende di più anche per la sanità privata a pagamento e questo penalizza le regioni più povere dove si fa concreto il rischio di undertreatment (cioè l’impossibilità di far fronte alle necessità sanitarie della popolazione).
La sanità italiana, in media, paga i farmaci a 236 giorni e le attrezzature a 274, con una diminuzione di una ventina di giorni a metà 2013 rispetto a un anno prima. Come per le altre voci la variabilità all’interno della Penisola è altissima. Per le attrezzature si passa, infatti, dagli 83 giorni della Valle d’Aosta ai 929 della Calabria, mentre per i farmaci si va dai 75 giorni del Trentino Alto Adige ai 797 del Molise. Le regioni assoggettate ai piani di rientro per ridurre il debito pagano, in media, 280 giorni dopo le altre.

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