Sacchetti bio, la rivolta dei social. Renzi: no al complotto

“Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l’Italia dall’inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti”. Così il leader del Pd, Matteo Renzi, replica su Fb all’accusa di aver organizzato un “complotto” sui bio sacchetti “per aiutare” suoi “amici e cugini di terzo grado impegnati nella produzione dei sacchetti”.

“Anziché gridare al complotto – aggiunge Renzi – dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali”. 

I social network si sono divisi sul tema dei sacchetti riciclabili per l’ortofrutta. Su Twitter i contrari accusano soprattutto il Pd di aver favorito la ditta Novamont, leader nel settore dei sacchetti bio e guidata da una manager vicina a Matteo Renzi, Catia Bastioli. “Quanto all’accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un’azienda amica del Pd – aggiunge Renzi – vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato”. 

Sottolineando l’importanza strategica della Green Economy, Matteo Renzi, osserva che “i posti di lavoro del domani sono in settori come questi, vanno creati e coltivati: oppure – si chiede polemicamente – si pensa davvero che vivremo tutti di sussidi, assistenzialismo e redditi di cittadinanza?” “Spero che alla fine del 2020 le aziende italiane attive nell’economia verde – conclude il segretario dem – siano il doppio di quelle che sono oggi e facciano meglio dei concorrenti globali, specie quelli del Sud Est asiatico che in questo settore stanno investendo molto”.

Il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti rileva che “l’entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri è un atto di civiltà ecologica che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall’inquinamento da plastiche e microplastiche” e “le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta sono solo un’occasione di strumentalizzazione elettorale. Appare evidente che si tratta di una operazione-trasparenza voluta dal Parlamento unanime”. “Le buste più ambientalmente sostenibili e con una sempre maggiore percentuale di biodegradabilità – spiega Galletti – sarebbero state comunque pagate dai consumatori, come del resto accadeva per quelle in uso fino al 31 dicembre, con un ricarico sul prezzo dei prodotti. Oggi il consumatore sa quanto costa l’impegno di ciascuno per la lotta alle plastiche e alle microplastiche che infestano i nostri mari e finiscono nella nostra catena alimentare”.

Il dicastero dell’Ambiente sta verificando con il ministero della Salute “la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce. Oggi – prosegue Galletti – noi siamo orgogliosi del lavoro fatto per gli italiani e per l’ambiente e d’essere apripista in Europa e nel mondo in questo settore”. L’Italia, ricorda il ministro, “è stato il primo paese in Europa, nel 2011, a mettere fuori legge gli shopper di plastica, sostenuto e vincendo allora una battaglia con l’Europa che oggi ha condiviso la nostra battaglia contro le plastiche inquinanti. Abbiamo continuato sulla strada della difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini con provvedimenti organici e coerenti, ultimo quello sui cotton fioc non biodegradabili, che è stato elogiato pubblicamente anche da Erik Soheim, direttore dell’Unep, il programma Onu per la difesa dell’ambiente”.

Intanto, il Codacons, che ha svolto una indagine a campione tra i propri iscritti, afferma che “l’85% dei consumatori italiani è nettamente contrario alla nuova norma che, a partire dall’1 gennaio, impone che i sacchetti della spesa utilizzati per imbustare frutta e verdura siano a pagamento”.  “Non si capisce perché il Governo abbia unilateralmente deciso che il costo dei sacchetti sia a carico dei consumatori e non delle catene commerciali o degli esercenti – spiega il presidente Carlo Rienzi – Cosa ancora più incomprensibile è il divieto di utilizzare shopper portati da casa o le vecchie borse a rete molto utilizzate in passato”. Per tale motivo “il Codacons presenterà domani una diffida al Ministero dello sviluppo economico, affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto. E se non sarà accolta tale richiesta, l’associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare ad uno ad uno i prodotti ortofrutticoli, passandoli singolarmente in cassa pur di non pagare l’ingiusto balzello”.

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