Roma, emergenza arsenico nell’acqua: indaga la Procura

di | 3 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

acquaÈ emergenza a Roma Nord, dove l’acqua derivante da ben sette acquedotti che riforniscono le case di migliaia di cittadini dei Municipi XV e XIV sarebbe ricca di arsenico. Per la controversa vicenda, già nelle prossime ore, i magistrati, coordinati dal procuratore aggiunto Roberto Cucchiari, istruiranno un fascicolo di indagine e affideranno una consulenza.
È stata emessa un’ordinanza di “divieto di consumo umano” dal sindaco Ignazio Marino che per ben dieci mesi proibisce l’utilizzo di acqua corrente in casa, ma malgrado ciò, molte Associazioni di consumatori e comitati cittadini lamentano ritardi da parte del Campidoglio nel comunicare l’allerta sull’utilizzo dell’acqua.
L’acqua non è contaminata, ha livelli batteriologici fuori soglia rispetto a un decreto del 2010 e ad una disposizione dell’Istituto di Sanità del 2012. Entrambe le norme avevano abbassato la soglia ammissibile”. A dirlo è il presidente del municipio XV Daniele Torquati interpellato sull’ordinanza del sindaco Ignazio Marino che vieta l’uso dell’acqua in diverse strade del XIV e XV municipio di Roma. “L’acqua, lì, – continua Torquati- non la bevono da vent’anni, usano i pozzi. L’ordinanza è stata fatta a fini precauzionali”.
Anche la stessa Arsial si difende: “Sono due anni che Arsial manda le bollette con scritto ‘acqua non potabile'”afferma Antonio Rosati, commissario straordinario dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (Arsial).
Ma per i capigruppo di FI in Comune e in Regione Giovanni Quarzo e Luca Gramazio è una vicenda molto grave sopratutto per la gestione della comunicazione: “I problemi di Marino con il governo Renzi non possono e non devono offuscare le esigenze e la salute dei cittadini”. “Vergogna, sindaco” è stato l’attacco del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Storace, ” hai nascosto l’ordinanza”. “Domani – continua – presenterò una interrogazione al governatore Nicola Zingaretti per far smuovere almeno l’Agenzia regionale protezione ambientale e prendere tutte le misure necessarie per tutelare la pubblica opinione”.
Gli acquedotti dove sono stati rilevati agenti inquinanti, come appunto l’arsenico, fuori soglia di legge, sono quelli dell’Arsial tra i Municipi XIV e XV e precisamente di Malborghetto, Camuccini, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa, Casaccia-Santa Brigida, che servono una zona scarsamente urbanizzata tra il Comune di Fiumicino e la via Flaminia.
Si tratta dei vecchi acquedotti rurali dell’Agenzia per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura della Regione Lazio. Un ente che però, spiega il commissario straordinario Antonio Rosati “non è più attrezzato a gestire acquedotti da anni, e lo sanno tutti”. Una competenza “del dopoguerra” che dovrebbe “essere subito presa in gestione da Acea Ato 2. Dieci mesi di autobotti non è una cosa da Paese civile” ha aggiunto. Che gli acquedotti dovessero passare ad Acea è in effetti deciso da anni, e la Regione Lazio aveva già stanziato, nell’ambito di un protocollo con la stessa Acea, 13,5 milioni di euro proprio per la ristrutturazione e l’adeguamento delle reti Arsial. Secondo Rosati, Acea sarebbe in grado poco tempo “di abbassare chimicamente i livelli di arsenico”.

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