Risalire la china partendo dal “made in Italy”

di | 5 novembre 2013 | editoriali | 0 commenti

ColosseoL’Italia non ha materie prime materiali… ma è sicuramente uno dei Paesi più ricchi di materie prime di arte e cultura. Ce lo siamo scordati? Peggio non ce ne siamo accorti?

È arrivato il momento di riflettere seriamente su quale idea abbiamo del nostro futuro, quale economia può risultare virtuosa nei grandi rivolgimenti in atto nella nuova divisione internazionale dello sviluppo.

È arrivato il tempo ( anzi è già scaduto) di riflettere e fare scelte su quali sono i nostri punti di forza, dove siamo competitivi o possiamo esserlo. È ora di capire quali sono le risorse non de-localizzabili che devono essere “ usufruite” qua da noi e quali sono le competenze straordinarie di cui disponiamo.

Siamo pur sempre un Paese che ha ancora una sua capacità innata di fare impresa innovativa e lo si vede anche in questa crisi ma forse bisogna pensare anche oltre, altrove.

Bellezza, gusto, arte, territorio e cibo sono gli ingredienti che fanno da fondamentali ad una valorizzazione dell’industria turistica che ha potenzialità e spazi di crescita straordinari. Basti pensare ai nostri bacini di beni culturali e artistici unici al mondo.

Di queste straordinarie materie prime non de-localizzabili il nostro Paese mai è riuscito a farne una grande risorsa economica. Paesi che hanno una infima parte del nostro patrimonio, non solo per quantità ma soprattutto per unicità e bellezza fanno valore ed economia. Quasi tutti i Paesi europei valorizzano in termini economici sino al 70/80% questi beni. Da noi non arriviamo al 10%!

Eppure potremmo realizzare una quota cospicua del Pil proprio costruendo una politica economica che ponga al centro queste risorse. Dovremmo imparare a ragionare sul fatto che l’Italia è lo 0,83% del mondo attuale, un mondo globalizzato con aree in grande sviluppo e con milioni di persone che escono dalla povertà.

Tutto questo mondo guarda all’Italia, alla sua capitale  Roma come a nessun altro Paese al mondo. Guardano a questo piccolo “granellino d’oro” che è nei desideri di tutti e noi restiamo distratti e assenti arrovellati nelle nostre interminabili beghe politiche. Il mondo sa che l’Italia è la storia, la cultura, il cibo, la moda, sa che Roma è il centro della cristianità mondiale, che questo è il Paese della creatività, della bellezza e dell’imprenditorialità diffusa. Tante risorse che si possono apprezzare solo se si viene da noi creando cosi ricchezza con un export importante e occupazione.

Sembra un ragionamento semplice e facile da assumere per decisioni di politica settoriale adeguate. Invece no è troppo semplice forse. A queste nostre materie prime e ai settori occorrenti a valorizzarle dedichiamo nessuna o scarsa attenzione e non sono mai diventate una leva per una “politica di sviluppo”. Anzi facciamo di peggio quando non curiamo e violentiamo il territorio e le bellezze naturali del Paese e delle nostre Città.

Ma oggi almeno potremmo aprire gli occhi e capire che questa è una grande opportunità, è il nostro campo di gioco. Finita l’epoca dell’industria dei beni di consumo, delle auto e dei frigoriferi che altrove fanno a costi inferiori, perché non sfruttare i nostri asset naturali? Dobbiamo credere in noi stessi e nel nostro Paese e rifondare la politica economica partendo dalle nostre straordinarie e uniche materie prime. E se ripartiamo da qua il Paese può ritrovare crescita e sviluppo, lavoro qualificato per i giovani, riscatto anche per le aree più critiche del Paese.

Anche quelle che oggi soffrono per le violenze più spregevoli quali quelle Risinflitte alle terre di Campania dalla malavita ma non solo da essa. Se quelle terre sono diventate pattumiere di brutture di ogni tipo c’è una provenienza di quel materiale e ci sono connivenze perché ciò avvenisse e in quel modo.

Responsabilità di tanti nella filiera dell’orrore in nome dei “ dio denaro”. Anche in questa tragedia c’è una grande opportunità. Risanare, investire e rilanciare territori straordinari capaci di produzioni eccellenti e di accoglienza perché terre di arte cultura. Dobbiamo tornare a credere in noi stessi, nel nostro Paese che è stato capace di prove collettive esaltanti in tanti momenti di crisi terribili.

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