Ripresa, Confcooperative striglia la politica: servono fatti e non meri annunci

di | 14 ottobre 2013 | in evidenza | 0 commenti

Maurizio-Gardini“I cooperatori chiedono politiche di sviluppo, riforme fiscali, semplificazione burocratica,pagamenti dei debiti pregressi della PA, sostegno alla capitalizzazione, miglioramento delle condizioni di accesso al credito. Sono questi gli elementi decisivi che inducono i cooperatori a essere cauti nell’accogliere annunci di ripresa. Per i cooperatori la speranza non rappresenta una strategia di crescita”. Lo dice, Maurizio Gardini (nella foto), presidente di Confcooperative, commentando l’analisi congiunturale sul II quadrimestre 2013 realizzata dal centro studi Elabora Confcooperative sulle imprese aderenti.
Per quanto riguarda i debiti della Pa ben 70 cooperative su 100 valutano mediocre il livello di liquidità rispetto alle esigenze operative. E solo 5 cooperative su 100 che operano con la Pubblica Amministrazione segnalano un accorciamento dei tempi di pagamento. Il dato è di per sé eloquente,
Perde, inoltre, ulteriormente slancio la domanda di credito e non si attenuano le richieste di rientro da parte delle banche. Il perdurare di condizioni di offerta di credito bancario prevalentemente rigide e onerose riflette il trend al rialzo dei prestiti in sofferenza.
Positivi, nonostante la crisi, i dati sull’occupazione: le cooperative continuano a comportarsi da cooperative e oltre il 90% non ridurrà gli organici.
Su consumi interni ed export, rispetto al I quadrimestre dell’anno, solo il 17% delle cooperative ha registrato un aumento degli ordini. Positivo l’export che continua a dare segnali incoraggianti. La debolezza della domanda interna si riflette in una dinamica fiacca del fatturato anche per prossimi mesi. Il 47,9% dei cooperative prevede ancora un andamento stazionario dei ricavi, poco sostenuti, peraltro, dai prezzi di vendita. Il 25% attende una diminuzione. Il 27,1% prevede, invece, un incremento dei ricavi. Percentuale che raggiunge il 38% nella cooperazione agricola che trae vantaggio dall’export come leva di sviluppo e di crescita.
Ma c’è di più. Solo 8 cooperative su 100 prevedono un miglioramento dell’economia nazionale nei prossimi mesi; 60 su 100 delineano uno scenario stazionario; 30 su 100 prevedono un peggioramento. Sugli ordini solo il 25,2% dei cooperative prevede un aumento. Non dovrebbe deludere per i cooperative dell’agroalimentare, il portafoglio ordini dai mercati esteri. Nel complesso il 79,7% dei cooperative non prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi mesi.E una cooperativa su tre ritiene sempre sovradimensionata la capacità produttiva della cooperativa.

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