Ricerca Eurispes e Uilpa sul “Made in Italy” che non c’è più

di | 11 dicembre 2013 | economia | 0 commenti

benedetto_attiliAlla Camera di Commercio di Roma nell’Aula del Consiglio Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Benedetto Attili (nella foto), Segretario generale Uilpa, hanno presentato il rapporto di ricerca “Outlet Italia – Cronaca di un Paese in (s)vendita”. Il riferimento è ai molti marchi di eccellenza nati in Italia, ma che di italiano oggi hanno ben poco. “Lo studio sulla vendita di aziende simbolo del Made in Italy che Uil Pubblica Amministrazione ed Eurispes hanno deciso di realizzare consapevoli della criticità del momento storico – si legge in un comunicato – vuole stimolare l’attenzione e la riflessione del sistema politico e istituzionale su un tema forse per troppo tempo trascurato ma che sarà decisivo per il futuro stesso del nostro Paese”.

Sono state identificate quelle aziende fondate in Italia, simbolo della nostra migliore produzione artigianale e che hanno vissuto momenti di successo e di crisi, fino a cambiare proprietà e bandiera. Un database che raccoglie una selezione di 130 importanti marchi che soprattutto negli ultimi 20 anni per motivazioni differenti hanno registrato cambiamenti nella proprietà.  La lettura dei dati raccolti nel database è stata affrontata prendendo in considerazione le quattro macro aree del Made in Italy: alimentare-bevande (43), automazione-meccanica (16), abbigliamento-moda (26) e arredo-casa (9); sono state registrate altre 36 aziende nella categoria “altro”, riguardanti i comparti della chimica, edilizia, telecomunicazioni, design, energia e gas, ecc.

«Molte delle nostre migliori realtà imprenditoriali – spiega Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – sono state schiacciate dalla congiuntura economica negativa, unita all’iperburocratizzazione della macchina amministrativa, a una tassazione iniqua, alla mancanza di aiuti e di tutele e all’impossibilità di accesso al credito bancario. L’intreccio di tali fattori ha inciso sulla mortalità delle imprese creando una sorta di mercato “malato” all’interno del quale la chiusura di realtà imprenditoriali importanti per tipologia di produzione e per know-how si è accompagnata spesso a una svendita (pre o post chiusura) necessaria di fronte all’impossibilità di proseguire l’attività”.

“All’interno di un sistema finanziario sempre più immateriale e senza patria – sottolinea Benedetto Attili, Segretario Generale Uilpa – diventa ancora più arduo ricostruire l’origine e i percorsi dei capitali impiegati così come dei vari interessi a essi riconducibili. È certo per  che questi interessi, il più delle volte, non corrispondano a vere vocazioni imprenditoriali, ma siano organizzati secondo la logica del massimo profitto. La svendita della nostra rete produttiva quindi ci impoverisce sia dal lato economico – poiché siamo costretti giocoforza a vendere a un prezzo inferiore rispetto a quello reale – sia per la perdita di asset immateriali, a volte di difficile quantificazione economica, perché vengono meno la tradizione, l’esperienza e la storia insita in ciascuna delle aziende di cui ci priviamo”.

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