Il politologo Almagisti: “Renzi per prima cosa cambierà il linguaggio della politica”

di | 9 dicembre 2013 | società | 0 commenti

Marco Almagisti professoreLa netta vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Partito democratico apre una nuova stagione per il primo partito del centrosinistra e, almeno sul piano del linguaggio, per l’intero panorama politico italiano. Ne abbiamo parlato con Marco Almagisti (nella foto), docente di Scienza politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova.

Professore nei suoi studi si è occupato spesso di qualità della democrazia, capitale sociale, partiti e culture politiche. Come giudica l’esito delle primarie in casa Pd?

L’esperimento mi sembra riuscito. Senza fare delle primarie un mito o un feticcio, è innegabile che hanno avuto un risultato positivo se si considera che sono stati superati i due milioni di partecipanti in un periodo in cui la fiducia dei cittadini nei confronti della politica ha toccato il livello più basso.

Cosa cambierà con l’avvento di Renzi alla segreteria del Pd?

Cambierà, innanzitutto, il linguaggio. E poiché ogni mutamento della comunicazione ha un valore sostanziale, cambierà anche la politica. Anche se, a dir il vero, nel corso della campagna elettorale per l’elezione del segretario, non c’è stato il tempo per far emergere i contenuti. Tutto è stato rimandato ad un momento successivo. Ora è da auspicare che la nuova fase politica appena cominciata possa far capire le posizioni in campo riguardo alle soluzioni da trovare per i problemi che affliggono il Paese. Renzi ha fondato la sua proposta sull’idea che produrrà un forte cambiamento. Già da oggi dovrà impegnarsi a fondo per farlo percepire…

Da Forza Italia è partito subito un assist al sindaco e a Beppe Grillo per salvare il bipolarismo: ritiene sia la strada giusta?

Probabilmente sì, nel senso che, nel quadro attuale, il bipolarismo rappresenta una realtà da ricomporre. Complice una legge elettorale che ha mille difetti non siamo in una condizione di bipolarismo: dalle urne possiamo dire che sono usciti tre e poli e mezzo. Il bipolarismo è andato progressivamente frantumandosi anche in virtù del ricorso ad un governo tecnico prima (quello di Mario Monti) ed a un esecutivo di larghe intese (l’attuale) che, nei fatti, contraddicono il bipolarismo.

Considera possibile l’eventualità, finora solo paventata, di una messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica?

Si tratta di un obiettivo che vogliono perseguire alcune forze politiche. L’auspicio è che, alla fine, prevalga il buon senso e che non si faccia un passo del genere, estremamente grave.

Quale è la legge elettorale più adatta all’Italia?

Nelle scorse settimane gran parte dei politologi hanno reso pubblica una presa di posizione a favore del doppio turno di collegio; un sistema, dunque, molto simile a quello francese. Primo firmatario è stato il professor Giovanni Sartori che è un po’ il nostro punto di riferimento. Ritengo si tratti di un’ottima proposta da cui partire, in quanto consentirebbe, da un lato, la partecipazione e, nel contempo, tenderebbe a dare un esito di riduzione della complessità del quadro politico per evitare il rischio di trovarci, come già accaduto, con un Parlamento estremamente frammentato.

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