Renzi: chi timbra il cartellino e se ne va sarà licenziato in due giorni

di | 16 gennaio 2016 | attualità, politica | 0 commenti

 

furbetti-cartellinoIl premier Renzi è intervenuto ieri sera al Tg5 per parlare dei prossimi obiettivi del governo nella gestione della Pubblica amministrazione. In particolare il Premier si è soffermato, sulla scia di recenti scandali come quello di San Remo, sugli assenteisti, o come li ha definiti lo stesso Renzi i “truffatori” che timbrano il cartellino e vanno a casa o lo fanno timbrare dai colleghi. Il premier ha detto senza mezzi termini che Chi “timbra e se ne va” verrà “licenziato entro 48 ore” e “il dirigente che non procede al licenziamento rischia lui stesso di essere mandato a casa”. L’obiettivo è passare da una media di 102 giorni per il licenziamento – cioè quanto è oggi necessario per mandare a casa un dipendente pubblico per motivi disciplinari – ad appena due.

Il Governo, che presenterà le misure in Cdm già il prossimo mercoledì, parla di “falsa attestazione della presenza in servizio”, con licenziamento per quanti saranno colti il flagrante. Alla lunga lista di provvedimenti targati Madia in rampa di lancio, oltre dieci, si aggiungono quindi le misure per rendere più facili i licenziamenti e probabilmente anche quelle per rafforzare lo strumento della visita fiscale, passando le competenze dalle Asl all’Inps, come polo unico per i controlli.

L’altra nota dolente sulla quale il premier si è soffermato durante l’intervista è quello sulle partecipate pubbliche e qui Renzi garantisce che si punta a ridurle “da ottomila a mille”, visto che ce ne sarebbero tante che, spiega, “servono più a tenere in piedi qualche consiglio di amministrazione, qualche consulenza o direttore generale”. Grande attesa anche per il paventato regolamento che si occuperà di tagliare i tempi della burocrazia, l’obiettivo è molto ambizioso, “dimezzare” le attese per “le richieste alla P.a” sia da parte delle imprese che dei cittadini. Tornando al pubblico impiego, la delega Madia prevede in realtà un menu molto più ricco, tra la revisione dei concorsi e probabilmente anche il chiarimento del rapporto tra statali e Jobs act, o meglio articolo 18.

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