Rapporto Svimez, il Mezzogiorno sta morendo lentamente

di | 18 ottobre 2013 | economia | 0 commenti

di Ciro Balzano

SudQuesto che sta per concludersi è un 2013 ricco di notizie poco confortanti per l’Italia intera e soprattutto per il meridione. Dopo le innumerevoli notizie sul calo in termini percentuali della maggior parte delle variabili economiche del nostro paese, con un discorso a parte per il meridione dove le percentuali sembrano intraprendere un loro autonomo e rovinoso percorso, ad aggiungere ulteriori elementi di sfiducia e di preoccupazione per i territori del Sud d’Italia ci ha pensato il recente Rapporto Svimez sul 2013. L’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno ha così analizzato ,attraverso l’incrocio statistico di più variabili economiche, la situazione davvero preoccupante del Mezzogiorno.
Nel 2012 ad essere più dinamiche sono state le economie di paesi quali la Cina, India, Brasile e Russia. Il Prodotto Interno Lordo nell’area Euro è sceso dello 0,3 per cento. L’Italia è probabilmente la nazione con più difficoltà nel mettersi nuovamente in carreggiata rispetto alle altre nazioni europee, infatti l’anno scorso c’è stata una flessione netta del Pil del 2,4 per cento. Nel decennio che va dall’anno 2001 al 2012, il Pil è cresciuto in media annua di 1,9 punti percentuali, molto poco rispetto alla vicina Francia (14 per cento), la Germania (14,3 per cento) e la Spagna (21,2 per cento).
In questo scenario di evidente difficoltà di una ripresa economico-politica della nostra nazione, quali sono le conseguenze tangibili in uno dei territori nazionali che più ha risentito della crisi a livello europeo?
Il Mezzogiorno, secondo le recenti stime dello Svimez, ha subito una perdita in termini di ricchezza interna del 3,2 per cento, oltre un punto percentuale negativo rispetto alla rilevazione nei territori del Centro-Nord, anch’esso negativo. Nel sessennio che va dal 2007 al 2012 è stata calcolata una perdita di 10 punti percentuali, il doppio rispetto al Centro-Nord. La Sicilia (-4,3 per cento), sicuramente, è stata la regione che più ha risentito della crisi endemica nel nostro paese. A seguire la Basilicata (-4,2 per cento) e la Sardegna (-3,5 per cento). A preoccupare però è il crollo evidente nella microeconomia del Sud, che si manifesta nel crollo deciso dei consumi e degli investimenti. I consumi delle famiglie al Sud hanno fatto registrare l’ennesimo dato negativo, infatti un -4,8 per cento maggiore rispetto al -3,5 per cento dell’area del Centro-Nord. Nel periodo che va dalla nascita della crisi economica che ha investito l’Italia, il 2008, fino al 2012, i consumi delle famiglie meridionali sono calati del 9,3 per cento, oltre il 200 per cento rispetto all’esiguo calo nel Centro-Nord.
La particolarità di questo calo vertiginoso dei consumi delle famiglie meridionali è che la riduzione negli acquisti non ha interessato prodotti a cui facilmente si può rinunciare, infatti la flessione maggiore si è rilevata nei beni di consumo non durevoli, quali gli alimentari (-11,3 per cento) e vestiario e calzature (-19 per cento), di certo non beni durevoli quali automobili, elettrodomestici, a cui facilmente si può fare a meno.
Nello stesso periodo di crisi gli investimenti hanno subito un crollo esagerato in termini percentuali al Sud. Secondo le stime Svimez, c’è stato un calo degli investimenti nei territori del Sud pari al 25,8 per cento, soprattutto nel settore dell’industria dove la percentuale negativa sfiora il 50 per cento, numero questo molto preoccupante ma risultato del processo di desertificazione industriale, anticipato con ampio margine pochi mesi fa proprio dalla stessa Svimez.
Questi sono solo una parte dei preoccupanti dati riguardo all’andamento delle variabili economiche e sociali legate indissolubilmente ai territori del Mezzogiorno. Un crollo che non è percepito solo in numeri ma anche in termini reali, evidente negli articoli delle numerose testate giornalistiche o nei reportage televisivi che pongono l’attenzione sul grave dato della disoccupazione giovanile, che se inquietante in termini generali diviene micidiale nello specifico del Mezzogiorno. Stiamo perdendo l’occasione di poter dare nuovamente lustro all’Italia intera partendo da una riqualificazione dei territori del Sud. Un Sud che oggi fa contare più morti che nuovi nati, come non succedeva dal lontano 1918. Un Sud che giorno dopo giorno perde lavoratori e giovani. Non succedeva dal 1977 che gli occupati al Sud scendessero sotto quota 6 milioni di unità. Allora è il Sud dei record negativi, ancor di più della nazione tutta. Una nazione che una volta ancora non riesce a riequilibrare una situazione quasi irreversibile che vede un Mezzogiorno all’angolo,ferito e lasciato morire dissanguato senza voler intervenire.

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