Rapporto Onu su pedofilia, Fumagalli Carulli: manovra per estromettere la Santa Sede?

di | 5 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

ombretta_fumagalli_carulli“Non vorrei che questo attacco fosse una manovra per arrivare alla estromissione della Santa Sede dall’Onu”. Con un filo di voce la professoressa Ombretta Fumagalli Carulli, tra i maggiori esperti viventi di diritto canonico, stimata docente nell’Università Cattolica di Milano, insinua il dubbio in una vicenda, quella del Rapporto del Comitato Onu per i diritti dei minori sulla pedofilia nella Chiesa, che desta molte perplessità. ”Mi pare di aver letto qualche tempo fa sui giornali – continua – che anche i ministri di culto di altre confessioni religiose sono finiti al centro di vicende incresciose relative ad abusi sessuali su minori; eppure, in tali casi, non è stata registrata la stessa mobilitazione”.

E quindi?

Potrebbe trattarsi di un’operazione volta a colpire la Santa Sede, che è l’unica, tra le confessioni religiose, a godere della personalità giuridica internazionale in forza della quale è presente, come Osservatore permanente, presso l’Onu ed altre organizzazioni. Sarebbe un fatto molto grave, anche perché, da Paolo VI in poi, si può affermare, a ragione, che la Chiesa, in quell’alto consesso, è una voce “esperta in umanità”.

Come giudica il Rapporto dell’Onu?

Innanzi tutto cominciamo col dire che, nel caso di specie, a parlare non è l’Onu ma un organo consultivo di esperti, i cui giudizi non esprimono il pensiero degli Stati membri. Si tratta di dichiarazioni che hanno un valore di gran lunga inferiore ad una presa di posizione ufficiale dell’Onu. Posso fare un’altra osservazione?

Prego…

Il report suggerisce alcune misure accettabili ed altre che non lo sono affatto. Mi riferisco, in particolare al cosiddetto “sigillo sacramentale”, che non potrà mai cadere, perché è l’essenza della Chiesa. È evidente che siamo in presenza di un atto di ingerenza molto forte lanciato da un organismo che ha un approccio neo-giurisdizionalista rispetto al problema degli abusi commessi dai religiosi.

Parliamo della Chiesa. Secondo lei questa “patata bollente” è stata gestita bene?

La Chiesa si è mossa da tempo e nella direzione giusta. Nel 2001 ho invitato presso questa università il cardinale Julián Herranz Casado, il quale, all’epoca, presiedeva il Pontificio Consiglio per i testi legislativi e stava mettendo a punto le prime risposte della Santa Sede rispetto ai casi di pedofilia americani. Dopo sono arrivate le norme circa i cosiddetti “delicta graviora”. La Santa Sede era disposta sin da allora ad esaminare anche casi di antica memoria, che la giustizia penale dello Stato non potrebbe mai esaminare dovendo essi considerarsi prescritti.

È configurabile, dal punto di vista giuridico, la previsione di un obbligo di denuncia in capo ai vescovi?

Innanzi tutto chiariamo che stiamo parlando di un preteso obbligo di denuncia nei confronti delle autorità statuali, perché, per quanto concerne l’ordinamento canonico, è prevista una procedura particolare per eventuali casi di abusi o molestie che dovessero venire a conoscenza di un vescovo.

Vescovi-poliziotti: favorevole e contraria?

Il codice di diritto canonico tace in merito. Nei singoli Paesi vengono prese posizioni diverse in considerazione della legislazione dello Stato. In Italia l’obbligo di denuncia incombe quando il denunciante è un pubblico ufficiale. Ma il vescovo non lo è. E dunque non si capisce perché dovrebbe persistere tale obbligo in capo ad un ministro di culto che deve esercitare una funzione pastorale.

È giusto che sia l’Onu ad imporre un obbligo del genere?

Mi pare un passo eccessivo, fermo restando che i casi di abusi si sono verificati in varie parti del mondo e la Santa Sede, come organo per così dire centrale, può avere anche difficoltà pratiche ad intervenire dovunque.

Riassumendo: la Chiesa persegue gli abusi e chi li commette nell’ambito del proprio ordinamento giuridico. Senza dover rendere conto agli Stati. Ma le sanzioni previste sono congrue?

Ha toccato un nodo importante. Già nel 2001 Julián Herranz Casado sosteneva che nei casi più gravi si doveva arrivare alla riduzione allo stato laicale. Su un solo elemento concordo con il Rapporto.

Quale?

Se abusi vi sono stati o sono stati denunciati non ci si può limitare a trasferire il sacerdote da una parrocchia all’altra. Poiché il bene da tutelare è quello del minore, è necessario prevedere meccanismi per i quali il soggetto interessato sia messo nella condizione di non aver più possibilità di incontro con ragazzi.

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