Rapporto Aran sulla Pa: stipendi fermi e squilibri organizzativi

di | 1 aprile 2014 | attualità | 0 commenti

PaOggi che si fa un gran parlare di spending review, è quanto mai opportuno  il Rapporto Aran sulla pubblica amministrazione. Retribuzioni sostanzialmente ferme e squilibri organizzativi, legati anche a carenza di competenze professionali. È questa la fotografia del pubblico impiego scattata nel Rapporto semestrale dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni sulle retribuzioni aggiornate a 2012, che suggerisce più sostegno a formazione, incentivazione degli esodi, prepensionamenti e mobilità.

Gli stipendi dei dipendenti pubblici, un esercito di oltre 3,3 milioni, secondo gli ultimi dati del conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, sono fermi: c’è una “sostanziale staticità delle retribuzioni su tutti i settori della pubblica amministrazione”. Un andamento dovuto, rileva l’Aran, “alle misure di sospensione della contrattazione nazionale e di congelamento delle retribuzioni, introdotte dal 2010 e vigenti anche per l’anno 2014”. Inoltre, nella macchina della pubblica amministrazione si pone sempre di più un problema di “capitale umano” sia per evidenti “squilibri a livello organizzativo” sia per “gap di competenze professionali” per colmare i quali servirebbero “investimenti più sostenuti in politiche formative e di sviluppo delle risorse umane, interventi di riqualificazione, nonché la previsione di misure per incentivare l’esodo o per accompagnare verso il pensionamento”.

Il rapporto dell’Aran prende in considerazione le relative evidenze curate dall’Istat, integrandole con le elaborazioni dei prospetti del Conto annuale della Ragioneria generale. Le rilevazioni Istat relative alle amministrazioni pubbliche tendono così a mostrare in aggregato una dinamica sostanzialmente nulla pari allo 0,1%. Tuttavia, come già avvenuto per il 2011, il risultato sottintende evidenze molto diverse per i principali gruppi di amministrazioni, con retribuzioni pro-capite in diminuzione per quelle Locali (-0,4%) ed in modesta crescita per quelle Centrali (+0,7%). In particolare sono riportate le dinamiche retributive dei quattro principali comparti oggetto di contrattazione collettiva. Regioni e Autonomie locali, Sanità (che fanno parte del gruppo delle Amministrazioni locali) e poi Ministeri e Scuola, che appartengono invece all’aggregato delle Amministrazioni centrali. Nel caso delle amministrazioni locali le retribuzioni sono ferme o in diminuzione. Una analisi di maggiore dettaglio permette di capire meglio come il proseguire delle misure di blocco retributivo stiano concretamente influenzando le politiche salariali dei vari enti. Con riferimento alla Sanità si evince una completa stabilita’ sia delle voci stipendiali, sia di quelle accessorie.

Per le Regioni e Autonomie locali, la dinamica retributiva in diminuzione è collegata addirittura ad un restringimento degli spazi della contrattazione integrativa. Al congelamento disposto per via normativa si è evidentemente accoppiato un atteggiamento di maggiore cautela dei singoli enti, atteggiamento messo in campo nel rifinanziamento dei fondi preposti alla contrattazione integrativa e si osserva anche un sostanziale minor impiego degli straordinari. Per il comparto della Scuola il Conto annuale mostra una dinamica retributiva decisamente negativa. A fronte di trattamenti tabellari immutati, il valore stipendiale medio tende a diminuire, come composizione di due fenomeni contrastanti. Da un lato, la rilevante fuoriuscita di personale con anzianità elevata e la contemporanea entrata di personale più giovane restituiscono una retribuzione tabellare media decisamente piu’ contenuta. Si tratta di flussi rilevanti intervenuti sia alla fine del 2011, sia nel 2012, con un effetto sulla dinamica media cifrabile in circa due punti percentuali.

Infine il comparto dei Ministeri con una dinamica senza dubbio positiva, pari allo 0,9%. A differenza di quanto avvenuto nel corso del 2011, contraddistinto da numerose riqualificazioni professionali e dunque un trattamento stipendiale medio in aumento, nel 2012 l’effetto retributivo indotto dall’uscita di personale anziano tende ad abbassare lo stipendio. Di converso si registra invece un innalzamento dei trattamenti accessori, da collegarsi, con ogni probabilità, a una certa erraticità nella corresponsione dei trattamenti accessori variabili, che spesso possono registrare notevoli ritardi di effettiva erogazione.

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