Quei signori della casta che votano leggi che non conoscono

di | 13 marzo 2014 | politica | 0 commenti
parlamento_italianoLa massima aspirazione degli italiani è, da sempre, vivere in un Paese normale con una classe dirigente all’altezza della situazione, capace di approvare leggi semplici e giuste. Un desiderio legittimo, per carità. Ma la fredda realtà ci costringe, quotidianamente, a rivedere al ribasso le noste aspettative. Forse è anche per questo che il capolavoro di Paolo Sorrentino “La Grande Bellezza” ci ha così profondamente toccati.
Il desiderio di ben-essere sociale, economico e, perché no, anche spirituale, è tale che anche in una fase di assoluta decadenza, quale è quella che stiamo vivendo oggi, non smettiamo di sognare il meglio a occhi aperti.
Poi, però, basta accendere il televisore per sprofondare nella depressione più totale.
Il merito di ciò va al programma “Le Iene”, uno dei pochi, a dir il vero, che andrebbero salvati della tv commerciale. Ebbene, l’inviato della trasmissione satirica ha avuto la brillante idea, nella immediatezza del varo della nuova legge elettorale alla Camera, di andare a chiedere ad alcuni parlamentari gli elementi fondamentali del testo dell’Italicum appena “licenziato”.
Non l’avesse mai fatto. Davanti al microfono si sono susseguiti esponenti di tutti gli schieramenti, ma nessuno ha avuto la bontà di azzeccare almeno una risposta. Anzi, rivolgendosi con tono seccato al giornalista-scocciatore, uno di loro ha detto testualmente: “Voi state rovinando il nostro Paese”. Una considerazione si impone. Che per fare politica ci voglia un gran bella faccia tosta è risaputo, ma, talvolta, gli inquilini dei Palazzi del potere esagerano.
Al politico stizzito, ed a tutti i suoi colleghi ai quali dà quasi fastidio rispondere alle domande ci piace ricordare un episodio della storia che, da persone di grande cultura, ricorderanno sicuramente.
Era l’8 novembre del 63 a.C. e di fronte al Senato romano riunito nel tempio di Giove Statore, prendeva la parola Marco Tullio Cicerone, miracolosamente sfuggito a un attentato: Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? (Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?).
Tre domande che rivolgiamo volentieri alla nostra classe politica, sperando che, almeno stavolta, sappia dare le risposte giuste.

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