Quei banchi semivuoti davanti alla “pasionaria” sannita

di | 18 gennaio 2014 | politica | 0 commenti

nunzia-de-girolamoIl venerdì, si sa, è un giorno particolare per chi ha la fortuna di avere un lavoro. Ci si concentra sulle cose da fare, ma il pensiero corre, quasi inevitabilmente, agli affetti familiari, trascurati nel corso della settimana. Questo vale per tutte le categorie professionali. In modo particolare per i nostri politici che, com’è noto, sono impegnati dalla mattina alla sera a varare provvedimenti legislativi di interesse generale, adottare delibere e risoluzioni, in una parola a cercare di risolvere i tanti problemi che attanagliano il Paese: disoccupazione, crisi, emergenza casa, ecc.

Ecco perché non stupisce che l’accorata difesa dalla ministra Nunzia De Girolamo, finita nel tritacarne mediatico per una intercettazione abusiva e per le espressioni in libertà pronunciate durante un colloquio privato con un dirigente dell’Asl di Benevento, sia stata seguita da uno sparuto gruppo di deputati, tra cui il marito. Durante l’intervento mancava anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta.  Per nulla interdetta dalla esigua platea l’esponente del Nuovo centrodestra non si è, però, sottratta al suo dovere di rendere conto: “La mia vita – ha denunciato ai colleghi della Camera – è stata travolta da un linciaggio senza precedenti: sono qui per spiegare che mai, mai e e poi mai ho abusato del ruolo di deputato e mai mai e poi mai ho violato la costituzione”.

L’ex pupilla del Cavaliere passata alla corte di Angelino Alfano ha ribadito di non aver mai “esercitato pressioni né direttamente né indirettamente” e che la truffa della Asl di Benevento, oggetto di una indagine della magistratura locale, “riguarda altre persone, una delle quali ha costruito un dossier contro di me, frutto di un complotto ai miei danni”. Rispedite al mittente anche le accuse sulla vicenda delle mozzarelle: “Non ho mai fatto alcuna telefonata per annullare una multa della Asl a un venditore di mozzarelle”. Emulando il suo precedente leader carismatico, la titolare dell’Agricoltura ha persino tirato in ballo la figlia: “Voglio che mia figlia possa andare a testa alta e sapere che sua madre mai e poi mai ha abusato del suo ruolo di deputato e mai e poi mai ha calpestato la bandiera cui si inchina ogni mattina quando entra nel suo ufficio”.

Una simile arringa avrebbe meritato un ben diverso uditorio, ma è venerdì e non si può pretendere che 630 deputati, costantemente alle prese con i problemi dei propri “datori di lavoro”, ossia dei cittadini italiani, abbiano il tempo di ascoltare dalla viva voce di un ministro della Repubblica i dettagli su uno scandalo che, prescindendo dal merito, dimostra quanto sia necessario in questo Paese voltare pagina.

 

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