Presidente Letta, ecco perché i cittadini si sentono umiliati dalla politica

di | 27 settembre 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Presidente Letta, ecco perché i cittadini si sentono umiliati dalla politica

Enrico-LettaIeri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, dopo aver parlato agli studenti della Columbia University, riferendosi alla minaccia di dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl, ha definito la vicenda una umiliazione per il Paese.  Non ci sentiamo di condividere il giudizio, pur ritenendo il gesto una grave forzatura delle regole.

Dal punto di vista umano, infatti, comprendiamo la riconoscenza di chi si è ritrovato catapultato nelle più importante istituzione democratica grazie ad una legge sciagurata, quale è la legge Porcellum, la cui paternità, a dispetto dell’antico detto latino “Mater sempre certa est…”, è ben nota.

Purtroppo – lo diciamo con profondo rammarico – l’umiliazione è cominciata molto prima che scoppiasse il caso Berlusconi a seguito del verdetto di condanna emesso dalla Suprema Corte di Cassazione.

La responsabilità di tutto questo è ascrivibile, unicamente, all’attuale classe dirigente, incapace di leggere i segni dei tempi (come ad esempio l’elezione di un Papa che ha portato la povertà e il disagio sociale al centro della scena internazionale) oltre che alla distanza siderale dai problemi veri che affliggono cittadini e piccole e medie imprese, come ha correttamente evidenziato il presidente di Confimea, Roberto Nardella, in una intervista al nostro giornale.
Umiliati sono, da tempo, i cittadini italiani che, nonostante la rassegnazione e la sfiducia, si sono recati alle urne nella speranza di cambiare, attraverso il voto, la sorte del Paese e che, tra mille difficoltà, pagano le tasse ben sapendo che milioni di “furbetti” lungo lo stivale sono del tutto sconosciuti al Fisco. O quelli che attendono anni per una sentenza civile e sono costretti a prendere atto che i loro rappresentanti nei sue rami del Parlamento avvertono la necessità e l’urgenza di una riforma solo quando il potente di turno è rimasto imbrigliato nella rete.

Di fronte ad uno scenario così avvilente i giovani restano basiti, si sentono abbandonato al loro triste destino di disoccupazione e miserie e il lavoro non lo cercano nemmeno. Questa politica ormai priva valori, che, per mera convenienza, distingue l’etica pubblica da quella privata, che si divide sulle poltrone e fa finta di non vedere i punti in cui si annida la corruzione ed il marcio ha fatto il suo tempo. È giunto il momento di voltare pagina. A questo, del resto, doveva servire il governo della larghe intese. Ma il raggiungimento dell’obiettivo ha dovuto, giocoforza, cedere il passo ad altre logiche. L’Italia ha bisogno di una guida forte ed autorevole che sia capace di traghettarla fuori dalla crisi. Se non ci sono le condizioni meglio prenderne atto e trovare soluzioni diverse. Prima che sia davvero troppo tardi…

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