Poggi (Accademia Pareto): la nostra classe politica è la peggiore d’Europa

di | 5 febbraio 2014 | politica | 0 commenti

Poggi“Per ritrovare fiducia nella politica bisogna che gli italiani verifichino concretamente dei cambiamenti reali. E questi non possono arrivare dall’attuale classe dirigente, che è in larga parte quella corresponsabile del disastro complessivo in cui versa il nostro paese. La nostra è la peggior classe dirigente d’Europa degli ultimi trent’anni: umanamente modesta, culturalmente abulica e politicamente inetta”. A parlare è il professor Bruno Poggi, 48 anni, da quasi venti ’analista politico. Sondaggista professionista, è specializzato nella organizzazione delle campagne elettorali e nella gestione dei processi di comunicazione politica, oltre a ricoprire l’incarico di rettore dell’Accademia Vilfredo Pareto, associazione culturale senza scopo di lucro che si prefigge di promuovere la diffusione della cultura scientifica e politica, a livello nazionale e internazionale e che, come un vero campus virtuale realizza Corsi di formazione per formare esperti in politica.

Professor Poggi, come giudica i riposizionamenti in corso in vista della legge elettorale che verrà?

Sono l’effetto inevitabile dello spirito della legge. Essendo un sistema che ha l’obiettivo di semplificare il sistema politico è inevitabile che ci sia un riposizionamento complessivo, soprattutto dei partiti più piccoli. Le regole non sono mai neutrali, producono sempre delle ricadute concrete. In questa ottica si spiega la decisione di Casini di rientrare nell’alveo del centrodestra e quella di Scelta Civica di interloquire con Renzi. Si spiega meno la decisione dei Popolari di Mauro e Dellai di rimanere al centro da soli: se passa il cd. “Italicum” il rischio per loro, visto le percentuali di voto che gli accreditano i sondaggi, è di non entrare in Parlamento e, di conseguenza, di sparire dalla scena politica.

È più importante la governabilità o la rappresentatività?

Sono entrambi importanti, ovviamente. Però, in alcuni momenti storici è più importante la rappresentatività e in altri la governabilità. Mi spiego meglio: è indubbio che nell’immediato dopoguerra con un paese uscito da una dittatura ventennale, da una guerra civile e da una sconfitta bellica era più importante dare voce alla pluralità delle culture politiche italiane, quindi favorire la rappresentatività. È quello che hanno fatto i nostri padri costituenti scegliendo di introdurre un sistema elettorale di tipo proporzionale puro, cioè il massimo della rappresentatività. Il problema è che un sistema del genere è nemico giurato della governabilità, visto che genera inevitabilmente governi di coalizione con un alto tasso di instabilità intrinseca. Col passare dei decenni, e con una politica che dipende ormai in larga parte da rapporti internazionali (primo fra tutti quelli all’interno della Ue) si è posto il problema di adottare un sistema che garantisse una maggiore governabilità. È questo il motivo principale per cui, all’inizio degli anni Novanta, gli italiani premiarono i referendum proposti da Mario Segni e venne adottato il sistema maggioritario. Il sistema elettorale perfetto non esiste, altrimenti tutti l’adotterebbero: un buon sistema elettorale è una giusta miscela di rappresentatività e governabilità.

Ritiene accettabile, sotto il profilo dell’etica pubblica, imporre il bipolarismo per legge?

Una volta ad un convegno mi domandarono se aveva più cuore il proporzionale o più cervello il maggioritario. Risposi che cuore e cervello appartengono agli esseri umani e non ai sistemi elettorali. Di conseguenza, l’etica pubblica su queste vicende non c’entra nulla. Anche perchè alla fine scelgono sempre gli elettori: attualmente la divisione è tripolare, non bipolare e continuerà ad esserlo anche con l’Italicum. La questione è che il terzo polo non è, come tutti pronosticavano, di impostazione centrista ma di segno populista: quello rappresentato dal Movimento 5 Stelle.

Pensa che la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica possa risalire?

Domanda difficile. Non sono, come disse una volta Andreotti alla Camera, né un profeta né figlio di un profeta. Una cosa è certa: per ritrovare fiducia nella politica bisogna che gli italiani verifichino concretamente dei cambiamenti reali. E questi non possono arrivare dall’attuale classe dirigente, che è in larga parte quella corresponsabile del disastro complessivo in cui versa il nostro paese. La nostra è la peggior classe dirigente d’Europa degli ultimi trent’anni: umanamente modesta, culturalmente abulica e politicamente inetta. L’unica vera novità, proprio perchè non è coinvolto con la vecchia classe dirigente, è Matteo Renzi. Ma è ancora poco: occorre che ci sia una palingenesi totale, un cambiamento complessivo del ceto politico che attualmente ci governa. La considero una condizione non sufficiente, ma assoluatamente indispensabile perchè ritorni la fiducia degli italiani nella politica.

L’Accademia di cui fa parte forma esperti in politica. Pensate possano trovare posto nella classe dirigente che verrà in assenza di un sistema che preveda le preferenze?

Potranno trovarvi posto se avranno consenso, perché questa è la regola base della democrazia. Tuttavia è indubbio che avere persone competenti è indispensabile per fare uscire l’Italia dal guado. La politica è un lavoro; non dove durare per tutta la vita ma, fino a quando si fa attività politica, è un lavoro molto impegnativo, molto più che in passato. Il politico è come il medico, si deve occupare del benessere delle persone. Ora, quando ho a che fare con un dottore, non mi preoccupo tanto se le motivazioni che lo spingono a fare il suo lavoro sono di ordine etico (curare i malati) o pratico (fare i soldi): mi preoccupo innanzitutto che abbia le conoscenze e le competenze per curarmi. L’onestà del politico è una condizione di base che dovrebbe essere scontata (anche se vediamo che spesso non lo è); la competenza invece va acquisita. L’Accademia Pareto fa questo e lo fa in modo che tutti possano accedere alla possibilità di fare politica.

Potrà mai esistere un polo cattolico politicamente rilevante?

Ipotizzabile lo è senz’altro, riscontrabile al momento no. Ma anche qui è tutta questione di formazione. Dopo la seconda guerra mondiale De Gasperi lanciò un gruppo di giovanotti che si rivelarono essere poi dei “cavalli di razza”: si chiamavano Aldo Moro, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro….Ma perchè lo statista trentino riuscì a fare ciò? Perchè le strutture cattoliche (prima fra tutte la FUCI) erano ambiti educativi e formativi anche per svolgere l’attività politica. La stessa DC organizzò una scuola, quella della Camiluccia, nella quale formò e forgiò fior di dirigenti di partito. Oggi quel sistema non è più proponibile e praticabile e c’è bisogno di un nuovo metodo formativo. Noi dell’Accademia Pareto, anche grazie all’ausilio della Rete che si sta rivelando un formidabile strumento comunicativo (ad anche formativo) scommettiamo su questo nuovo modello.

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