Per uscire dalla crisi occorre battere il partito dei “prenditori”

di | 30 settembre 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Per uscire dalla crisi occorre battere il partito dei “prenditori”

Carlo MitraIl nostro Paese è diventato grande nel mondo contemporaneo ed ha fatto fare un balzo straordinario al suo Popolo grazie ad uno sforzo collettivo straordinario nel dopoguerra. Uno sforzo che poggiava su due risorse straordinarie: lavoro e impresa, che gli italiani seppero mettere al centro della loro sfida per entrare nella scia dello sviluppo post bellico.

Lo hanno fatto partendo da situazioni drammatiche forti delle loro “ peculiarità specifiche” di creativi, di imprenditori nati, intendendo in questa affermazione tutti i protagonisti della produzione. L’impresa con l’imprenditore, il manager, gli operai qualunque fosse il comparto in cui operava. Questa armata ha cambiato e fatta grande l’Italia!

Questa armata ha prodotto il reddito da ridistribuire a tutti gli italiani per cambiarne la vita, per descriverne un futuro di benessere.

E fino a quando questa forza ha potuto o saputo esprimere la sua competitività la crescita è stata continua sino a divenire una delle prime realtà economiche del mondo.

Un fenomeno che poggiava sulla produzione prima di tutto ( agricoltura, edilizia, industria manifatturiera). Le altre attività a monte e a valle beneficiavano delle quote misurate della ricchezza prodotta. Quote misurate ricordiamoci questo termine perché è una delle questioni della nostra crisi oggi.

Due fattori dunque che considero fondamentali e che oggi sono stati stravolti. La struttura produttiva forte e favorita una misurata redistribuzione del reddito tale da non togliere ossigeno a chi produce.

A partire dagli anni ottanta qualcosa si è rotto. Le classi politiche del tempo e le loro elite economiche collegate hanno invertito i fattori penalizzando progressivamente i “ produttori ” di reddito a favore dei “ prenditori” di reddito.  Illudendosi che si potesse vivere mangiandosi il patrimonio, sottraendo il fieno alla mucca da latte e man mano che veniva meno il latte facendo debito.

E’ questa la storia dello smantellamento dell’IRI….non tanto dell’ente ma dello straordinario patrimonio di grande industria forte e avanzata del nostro Paese, è la storia delle cosiddette “ privatizzazioni dei grandi asset regalati agli “ amici” della politica e ad oggi dispersi nel nulla o finiti in mano estere.

Sarà un caso, se pur con problemi, le uniche grandi realtà industriali e gli asset più importanti vivi e sul mercato sono in qualche modo pezzi di quella storia rimasti, in qualche modo, sotto egida pubblica? Finmeccanica, Italcantieri, Eni e la stessa Enel.

Mentre da noi si compiva questo disastro economico e di rapina di risorse strategiche altri Paesi oggi primi della classe ( Germania) ben curavano il loro manifatturiero e l’agroalimentare conservando e rafforzando i principali gruppi industriali strategici.

Da noi la rete produttiva è rimasta, con tutti i suoi problemi di fragilità costitutiva ma anche di solitudine  grazie alla rete diffusa della piccola e media impresa. Quella moltitudine del 97% di impresa italiana che oggi paga il prezzo di essere troppo piccola e individualista per poter affrontare le sfide del mondo globale.

Una rete straordinaria di forza, di ricchezza di competenze, di voglia di resistere. Ma come resistere per quale futuro?

Deve cambiare la logica delle Politiche nel nostro Paese… bisogna partire dalla macchina pubblica, disboscarla, renderla leggera ed efficiente e quindi meno costosa…

Più fedele allo Stato facendo funzionare la macchina fiscale che deve essere rigorosa con i tanti per essere meno pesante, insopportabile per i soliti che pagano. Ma soprattutto meno pesante per il lavoro produttivo e le imprese.

Per chi produce le risorse di sviluppo.

Cambiamenti che non possono avvenire con la attuale elite al potere. Questa è l’elite dei “ prenditori”, quelli che hanno asfissiato l’impresa togliendogli il fiato con il carico di tasse e di burocrazia.

E non è un problema di destra e sinistra è un problema di cultura economica dove non si sono distinte le diverse formazioni.

Se non prevale la logica che si deve creare ricchezza e che il ricostituente va dato a chi fa questo mestiere il resto solo chiacchere e il futuro è il declino con il prodursi di grandi disuguaglianze e drammi sociali diffusi.

Per questo è importante che nasca e cresca la forza del partito della produzione del reddito e che questo diventi culturalmente e politicamente  prevalente nella società e nelle elite della stessa.

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