Pensione, per le donne scatta un anno e mezzo più tardi

di | 7 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

00000866.jpgBrutte notizie sul fronte previdenziale, la pensione delle donne si allontana sempre di più. L’innalzamento del limite di età di vecchiaia è iniziato nel 1993 con la riforma Amato che ha portato la soglia anagrafica, sebbene gradualmente, da 55 a 60 anni. A partire dal 2012 è cambiato tutto. La legge Monti-Fornero va nella direzione dell’equiparazione con gli uomini, già peraltro decisa dal precedente governo Berlusconi, che nell’estate 2011 aveva previsto un percorso che doveva iniziare nel 2014 per raggiungere il traguardo nel 2026. Ma le cose sono andate diversamente. Dal primo gennaio 2012, infatti, l’età delle donne è salita di colpo a 62 anni – soglia alla quale già nel 2013 sono stati aggiunti tre mesi (per via dell’adeguamento alle cosiddette speranze di vita) – e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 9 mesi nel 2014. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette) lo scalone del 2012 è stato di tre anni e sei mesi (l’età da 60 a 63 anni e mezzo). Limite che nel 2014 salirà a 64 e nove mesi nel 2014.
Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, se fino al 1995 bastava raggiungere i 35 anni di contributi indipendentemente dall’età, ora ne occorrono più di 42, e per non incorrere nella riduzione dell’assegno finale bisogna anche avere compiuto almeno 62 anni di età. Prima della riforma Fornero il trattamento di anzianità, per chi non raggiungeva un minimo di 40 anni di contributi, si poteva ottenere combinando la famosa “quota 96”, con età di almeno 60 anni (quota 97 e almeno a 61 anni per gli autonomi). La quota avrebbe dovuto assestarsi definitivamente a “97” (con almeno 61 anni di età) dal 2013. Maa che in questo caso la riforma ha cambiato le carte in tavola pretendendo, già dal 2012, più di 42 anni (un anno in meno per le donne). Per cui, nel 2012 erano richiesti 42 e un mese, nel 2013, quando è scattato l’adeguamento alla speranza di vita, bisognava avere 42 anni e cinque mesi 2013 (41 anni e cinque mesi per le donne). Limite che viene elevato di un altro mese nel 2014: 42 anni e mezzo gli uomini e 41 e sei mesi le donne). Qualora la si chiede prima di aver compiuto i 62 anni, l’assegno viene corrisposto, per la quota retributiva (per l’anzianità maturata sino al 2011), con una riduzione pari all’1% per ogni anno di anticipo; percentuale che sale al 2%, per ogni anno di anticipo che supera i due.

Più in generale, “la via maestra per ristabilire equità nel sistema previdenziale è quella di introdurre una forma di flessibilità permettendo l’accesso al pensionamento all’interno della fascia di eta’ compresa tra i 63 e i 70 anni, in maniera volontaria e senza penalizzazioni”. Ne è convito il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, ricordando “a chi continua a sostenere l’impercorribilità di questa strada a causa dei suoi costi che con i provvedimenti Monti-Fornero sono stati sottratti dal sistema previdenziale, per il prossimo decennio, oltre 80 miliardi di euro”. Ora, spiega il sindacalista, “bisogna riportare nel sistema una piccola parte di queste risorse per eliminare tutte le iniquità che si sono prodotte, a cominciare da quella degli esodati, e ripristinare un efficace rapporto tra previdenza e mercato del lavoro utile a un positivo turn over per le imprese e l’occupazione giovanile”.

 

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