Pd, Zingaretti si candida alle primarie

Dopo l’appello di Mattarella alla responsabilità e a meno di tre giorni dalla Direzione di lunedì, il Pd è spaccato tra chi vuole aprire al Movimento 5 Stelle e le e chi preferisce uno schieramento all’opposizione.

E dopo Orlando e Calenda oggi a scendere in campo è uno dei pochi esponenti del Pd usciti vincitori dalla elezioni del 4 marzo, il riconfermato Governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che annuncia una candidatura alle primarie del partito.
Un congresso del Pd con tema “l’articolo 3 della Costituzione, l’uguaglianza” che sia “aperto e unitario” dove “io ci sarò, anche alle primarie non escludo nulla”. Così Nicola Zingaretti, rieletto governatore del Lazio, in un’intervista al quotidiano Repubblica.
Merito “anche di un progetto politico che nel Lazio ha unito tutta la sinistra. Abbiamo fatto l’accordo con Liberi e Uguali, avevamo con noi i sindaci, le liste civiche e, soprattutto, i giovani. E’ un modello che rilancia lo spirito dell’Ulivo. Ed è il modello che vorrei proporre a livello nazionale”. Non “quell’Ulivo, che è il passato, ma la sua ambizione sì, lo spirito innovativo, la voglia di stare insieme e di vincere insieme”.
“La parola rifondazione è un altro déjà vu. La mia parola è rigenerazione – dice Zingaretti – non solo del Pd, ma di tutta la sinistra. E senza accordi calati dall’alto, ma aprendo un grande confronto, vero e forte”. Poi insiste: “Dobbiamo stare all’opposizione. Non siamo stati noi a deciderlo, ma gli elettori. Chi ha vinto provi a governare. Mi pare che i 5 stelle, in quella che io chiamo la loro istituzionalizzazione , abbiano capito che il vaffa non è un buon metodo di governo: hanno cavalcato la rabbia, vedremo se sanno anche governarla. La destra pensa invece che la rabbia abbia bisogno di un colpevole da punire: il nero, l’immigrato, il diverso. Noi dobbiamo stare all’opposizione per elaborare una proposta rigenerante che torni ad offrire un orizzonte alla rabbia, la trasformi in progetto politico, in una nuova speranza”. Su Camera e Senato “si dovrebbero tenere lontane queste nomine dalla trattativa per il governo, evitare accordi sotto banco. Io ho già il mio da fare per la presidenza del Consiglio regionale”.  

Da quanto si apprende è confermato che il segretario dimissionario del Partito democratico, Matteo Renzi, non sarà tra i candidati alle prossime primarie per eleggere il leader del principale partito dei centrosinistra. A dirlo è stato l’attuale capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, secondo cui “Renzi ha detto con chiarezza che non si ricandida alle primarie, non vuole fare il segretario, ha fatto la sua parte”. Il capogruppo ha aggiunto che l’ex premier “lo ha detto dicendo ‘mi dimetto, facciamo il congresso’. Altrimenti avrebbe detto ‘mi dimetto e mi candido al congresso'”. 

“Il Partito democratico sarà retto dal vicesegretario Maurizio Martina. Lunedì la direzione prenderà atto delle dimissioni del segretario e sarà convocata l’assemblea. L’assemblea elegge un nuovo segretario o decide di indire un congresso con delle primarie”. Lo ha detto Matteo Richetti, portavoce della segreteria del Pd, a ‘Piazza pulita’ su La7. “Martina – ha aggiunto – andrà alle consultazioni al Quirinale, insieme a una delegazione decisa dalla direzione”.

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