Patto per la salute, lettera aperta delle associazioni al governo e alle Regioni

di | 31 gennaio 2014 | sanità | 0 commenti

salute“Concludere subito il Patto per la salute per aprire un nuovo cantiere sociale: riorganizzare i servizi, assicurare diritti universali”: è l’appello lanciato con una lettera aperta firmata da alcune delle maggiori associazioni dell’impegno civile, fra le quali la Fish. I tempi sono dettati dal nuovo confronto fra governo e Conferenza delle Regioni proprio sul Patto per la salute, un segnale positivo per le sorti del Servizio sanitario nazionale messo a dura prova da i tagli lineari di questi anni.
Gli effetti negativi della spending review in termini di tutela della salute dei cittadini sono purtroppo evidenti. Il primo atto concreto per rendere credibile il Patto risiede infatti proprio sul riparto del finanziamento per il 2014: 109,902 miliardi, comprensivi dei due miliardi per evitare i nuovi ticket. Ma dalla lettera aperta emerge forte anche la preoccupazione per l’uso sbagliato, irresponsabile e insostenibile dei tagli.
La spending review infatti non può essere mirata a fare cassa quando in gioco ci sono i diritti alla salute delle persone. Sprechi e malasanità vanno piuttosto colpiti contrastando l’inefficienza, la corruzione, l’assenza di trasparenza. E i risparmi devono rimanere nel Servizio sanitario nazionale.
I firmatari invitano il governo e le Regioni ad “aprire un cantiere sociale” per la riorganizzazione del sistema socio sanitario con una ampia partecipazione democratica che restituisca voce ai cittadini. Un luogo e un modo per affrontare anche le nuove emergenze, i bisogni ad alta valenza sociale quali le patologie croniche e le non autosufficienze, le dipendenze, la salute mentale, superando una gestione solo sanitaria e favorendo, invece, l’inclusione sociale.
Non a caso l’articolata lettera aperta si conclude con una forte aspirazione: “Vogliamo fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo e contribuire al risanamento e alla rinascita del nostro Paese: facendo diventare la spesa per il welfare un grande investimento, che assicuri diritti di cittadinanza, crei buona occupazione, alimenti lo sviluppo. Per farlo serve un grande impegno collettivo”.

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