Parrino: “Vi racconto come nasce uno stemma papale”

di | 25 ottobre 2013 | cultura | 0 commenti

enzo parrinoDietro lo stemma adottato da un vescovo, da un cardinale o da un Pontefice si nasconde non solo la storia della sua vita, ma anche il modo di intendere il ministero al quale è stato chiamato, la devozione per la Madonna o l’appartenenza ad un ordine religioso. Bisogna, dunque, conoscere una infinità di notizie ed avere una sensibilità particolare. Ne abbiamo parlato con un esperto, Enzo Parrino, collaboratore del il sito www.araldicavaticana.com, che ha pubblicato numerosi disegni di stemmi ecclesiastici. Appassionato cultore della materia, ha realizzato diversi volumi tra cui “Stemmi Cardinali Portoghesi. Dalle origini ai nostri giorni” e “I Cardinali di Alessandro VIII. Vite, vizi e virtù” ed una monografia sugli stemmi dei vescovi diocesani statunitensi.

Come nasce l’araldica vaticana?

L’araldica ecclesiastica nasce sulle basi di quella cavalleresca e nobiliare. Il termine “araldica”, infatti, trae origine da “araldo”, figura di spicco che aveva il compito di annunciare i tornei medievali, piuttosto che stilare in battaglia l’elenco dei nobili caduti sul campo – in considerazione del fatto che i prelati del tempo, quasi totalmente appartenenti a famiglie nobili e titolate, disponevano di uno stemma proprio o gentilizio, molto spesso privo di simbologie religiose. La sua origine, dunque, risalirebbe agli inizi del XII secolo, ma trova maggiore diffusione alla fine del secolo stesso, tant’è che la “cronotassi” degli stemmi pontifici, cardinalizi, ed episcopali, viene normalmente fissata a partire dal 1198, anno di insediamento al soglio pontificio da parte di Innocenzo III. In questo periodo i primi stemmi ecclesiastici – vescovili e cardinalizi – risultavano con lo scudo timbrato dalla mitria con le infule svolazzanti; con il passare del tempo si consoliderà invece, alla sommità dello scudo, il cappello prelatizio – galero – con i cordoni e le nappe, fino ad arrivare, nel corso dei secoli, alla composizione ad oggi utilizzata.

In che modo viene ideato uno stemma vescovile o cardinalizio?

Per la realizzazione di uno stemma, è fondamentale confrontarsi con il titolare dell’insegna, almeno che egli non abbia le idee ben precise. Luogo di nascita, ordine di appartenenza, particolari devozioni, onorificenze, messaggio che intende diffondere, motto da utilizzare, sono le informazioni basilari attraverso cui poter impostare ed abbozzare il disegno preliminare, che poi andrà presentato, visionato, a volte ritoccato – secondo specifiche indicazioni -, fino ad ottenere il risultato finale con l’accettazione da parte del titolare.

Con l’avvento di Papa Francesco è cambiato qualcosa?

In termini araldici direi proprio di no, anche se nello stemma pontificio, come novità assoluta è stato introdotto il cartiglio con il motto, cosa che non era mai accaduta in precedenza. Gli elementi esteriori dello stemma di papa Francesco, riprendono quelli del suo predecessore; la tiara sembra essere stata definitivamente soppiantata dalla mitria, ma tutto sommato, non intravedo grossi cambiamenti.

Il Papa emerito ha diritto a uno stemma?

Sicuramente ha diritto ad averne uno, ma non essendoci precedenti in tal senso – le rinunce di Celestino V e di Gregorio XII, risalgono ad epoche in cui il concetto di stemma da papa emerito, non era certamente di grande rilevanza – sono state avanzate delle ipotesi (io stesso ho pubblicato su www.araldicavaticana.com un paio di soluzioni), del tutto smontate dallo stesso Ratzinger che, dopo l’abdicazione, ha riferito al cardinale Andrea Cordero di Montezemolo – già creatore dell’insegna pontificia di Benedetto XVI – di non essere intenzionato a modificare lo stemma.

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