Parla il vincitore del Premio Strega 2013, Walter Siti: “Resistere serve”

di | 8 dicembre 2013 | cinema | 0 commenti

di Paola Medori

Walter_Siti“Sto scrivendo un diario in cui il tema principale è la gerontofilia”. Walter Siti (nella foto), vincitore dell’ultimo Premio Strega 2013 con “Resistere non serve a niente”, rivela al quotidiano “La voce sociale” i suoi progetti letterari per il futuro. Modenese, esperto e curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Nel romanzo che gli è valso l’ambito ricoscimento, indaga l’io fragile e le ossessioni del desiderio, dell’eros e del cibo. Un racconto che studia il tempo presente e gli intrecci nascosti in un mondo legato al culto dei soldi e del facile guadagno. Protagonista è l’ineffabile Tommaso, ex ragazzo obeso, matematico mancato e broker della finanza. Tra criminalità, politica corrotta e malavitosi di seconda generazione si compie la sua storia. Walter Siti dimostra, con uno stile realistico e rivelatore, che resistere, a dispetto del titolo del romanzo, serve.

La violenza è un asset per arrivare ai propri scopi?

“Il romanzo è la storia di un broker che viene dalla periferia e che possiede un incredibile talento per la matematica. Riesce a conquistare il mondo della finanza. Vive in quell’ambiente e nella sua spietatezza, senza però il tono dickensiano di colui che riesce. E’ un libro depurato dal lato sentimentale dell’ascesa sociale. Il protagonista è spoglio dell’elemento caldo e affettivo. Viene ridotto ad un meccanismo della macchina finanziaria. Vive in una sorta di ingranaggio”.

Chi è Tommaso?

“Quando ho provato a disegnarlo mi sono trovato di fronte a un personaggio che continuava a essere formato di parti diverse. Diventa ricco ma continua a non considerarsi dalla parte dei ricchi, frequenta un ceto sociale molto alto ma va a rifugiarsi nei ranghi bassi. E’ una personalità di agglomerati non coerenti tra di loro e, da un punto di vista sentimentale, arriva all’affetto sempre troppo tardi”.

Nel rapporto con la madre il protagonista risulta più umano?

“Quando Tommaso era un ragazzino, la mamma ritornava dal lavoro sempre troppo tardi e non poteva fargli da mangiare lasciandolo solo. In quel momento lui inizia a ingozzarsi e cominciano una serie di mancate coincidenze tra i suoi desideri e quello che invece lui usa come surrogato dei desideri. La bulimia è il desiderio per qualcosa che non può dirti di no. Armato dalla stessa voglia prova a non farsi dire di no dalle donne e lo strumento per averle è il denaro. Privo, però, dell’elemento caloroso che è la relazione. Vuole denaro e possedere tutto. Fare soldi è il proseguimento, con mezzi non gastronomici, della bulimia.”

Come è il suo approccio alla bellezza? È un tipo di bellezza talmente stereotipata, una sorta di schermo all’interiorità?

“Da una parte c’è il modello del corpo platonico e l’idea della perfezione in sé della bellezza che si otteneva mettendo insieme le parti migliori di tanti corpi così da raggiungere un perfetto ideale statuario ma senza interiorità e dall’altro c’è lo stereotipo. Nel momento in cui il denaro è diventato l’unico valore  e i corpi delle donne e degli uomini vengono scambiati come se fossero moneta e sono standardizzati. Quella che all’inizio era un’ascesa verticale, dal modello verso l’assoluto, diventa, invece, una rassegna totalmente orizzontale di stereotipi che suppliscono ad un’interiorità che non c’è”.

Il prossimo lavoro?

“Io funziono per andate e ritorni. Ho bisogno, di solito, di scrivere un libro proiettato verso l’esterno e poi uno di introspezione. Ora sto scrivendo un diario dove il tema principale è la gerontofilia. Un argomento privato. Evidentemente perché il mio modo di allargarmi verso l’esterno succede solo quando capisco davvero qualcosa che riguarda il mio interno. Perché soltanto sperimentandolo personalmente capisco quale sia il godimento che si prova su larga scala”.

 

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