Parla il prete che dà la caccia ai pedofili: “La Chiesa di oggi è in prima linea”

di | 5 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

Don-Di-NotoÈ un prete e dà la caccia ai pedofili. Ecco perché don Fortunato Di Noto (nella foto), fondatore dell’Associazione “Meter onlus”, è uno dei più titolati a parlare sul rapporto tra Chiesa e abusi sessuali nei confronti dei minori.

Don Fortunato come giudica questo rapporto dell’Onu?

La Chiesa ha riconosciuto le sue colpe in maniera netta, anzi ha dato risposte in maniera anche celere a molte vicende accadute nel passato. La linea tracciata da Benedetto XVI e, in maniera ancora più esplicita, da Papa Francesco sono dei solchi che tutti stiamo seguendo e dai quali non si può prescindere.

I rilievi le sembrano eccessivi?

Di abusi, in passato, ce ne sono stati. E nessuno discute. Tuttavia, guardando all’oggi, la situazione è cambiata radicalmente. Non c’è Conferenza episcopale al mondo che non stia affrontando queste problematiche secondo le linee guida dettate dalle autorità ecclesiastiche competenti.

Sotto accusa, secondo il rapporto, vi è anche l’azione di molti vescovi che avrebbero contribuito a creare un muro di omertà…

Ognuno deve rispondere delle proprie azioni ed omissioni. Una cosa è certa: i vescovi non devono fare i poliziotti, ma i pastori. E, per quanto mi consta, le posso dire che sono state creare commissioni e organismi ad hoc che hanno accelerato l’iter dei processi canonici. Molti casi sono stati definiti spesso con la riduzione allo stato laicale. La Chiesa sta facendo oggi tanto. Il passato è passato. Aprire gli archivi non serve a nulla, ma solo ad avviare una caccia alle streghe.

Che cosa si può fare per uscire da questa situazione?

È necessaria un’azione pastorale specifica per l’Infanzia, con operatori ecclesiali adeguatamente formati e prparati. I bimbi, del resto, sono nel cuore della Chiesa e di Gesù.

Faccio un po’ l’avvocato del diavolo. Parla così perché indossa l’abito talare?

Niente affatto. Meter non ha mai coperto niente. Siamo per i bambini e per i giusti processi. Ma non si può dire che la Chiesa, con le norme dettate da Benedetto XVI e da Papa Francesco, non si sia mossa.

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