Parla Giuseppe Tornatore: “Preferisco lasciare la meraviglia del dubbio”

di | 2 agosto 2013 | cinema | Commenti disabilitati su Parla Giuseppe Tornatore: “Preferisco lasciare la meraviglia del dubbio”

VENEZIA: BAARIA DI TORNATOREUn viso sincero e un sorriso generoso. L’amore è il tratto dei suoi film. È un regista che sa raccontare, impressionare e suggerire, per Giuseppe Tornatore “il cinema è fatto sempre di contraddizioni e di contrasti. Dove c’è un forte contrasto ci può essere una buona storia per fare un film”. Proiezionista a soli 10 anni – come il protagonista del suo film più conosciuto Nuovo Cinema Paradiso – ossessionato dalla pellicola, arriva al grande successo dopo i primi cineforum nella provincia palermitana e molta gavetta. L’ultimo film, realizzato con grande cura è La Migliore Offerta, apprezzato dal pubblico e dalla critica, è una complicata e fobica storia d’amore in un gioco di verità e menzogna. L’incontro con Tornatore, durante l’East Film Festival di Montefiascone, dove ha ricevuto un altro riconoscimento alla carriera, è una lezione di amore per il cinema, da un professionista sensibile che non avrebbe potuto fare altro nella sua vita se non il regista. Un mestiere che lo ha portato a scoprire la Tuscia Viterbese, zona che ormai frequenta da quasi vent’anni. In questa terra ha pensato e scritto le sceneggiature di quasi tutti i suoi film. Un incontro inaspettato con Civita di Bagnoregio detta “la città che muore” avvenuto mentre faceva dei sopralluoghi. Arroccata su una rupe e immersa nella nebbia in inverno è un luogo perfetto per scrivere “è stata una folgorazione, lo stesso giorno che sono arrivato ho cercato una casetta e l’ho comprata e, da allora, quando riesco a sfuggire ai miei impegni quotidiani, vengo sempre. Mi piace stare qui e scrivere, scrivo sempre quando ho due ore libere. È  il luogo che abito da venti anni, tutto quello che ho scritto, l’ho scritto lì. Ho creato dei momenti lunghi di pace, serenità e concentrazione. Vivo tra Roma e Civita di Bagnoregio” .

Come ha reagito il cinema italiano alle azioni di governo delle ultime legislature e quale è la sua opinione in merito ai tagli che hanno fatto alla cultura?

“Negli ultimi tempi la reazione del cinema italiano è stata di disappunto nei confronti sia dei ripetuti tagli sia del continuo ripetere, su tutti i quotidiani e non solo, che con la cultura non si mangia e che bisogna farne a meno. E’ stato un periodo triste e adesso c’è voglia di rilanciarla. Queste incertezze, per esempio, sulla conferma o meno del tax credit stanno creando dei malumori. Spero che il governo si renda conto di quanto sia importante confermare il tax credit e dare un po’ di coraggio alla nostra industria che, negli ultimi anni, è stata messa in ginocchio soprattutto dalla pirateria e dalla mancanza di risorse e di programmazione volte al rilancio. Bisogna trovare dei margini perché lo slancio di energia e di creatività del mondo del cinema trovi un modo per esprimersi e uscire fuori”.

Lei ha collaborato con un grande produttore, Franco Cristaldi, uno dei pochi che metteva in primo piano la dimensione autoriale e credeva nella sua conciliabilità con un’idea di business. Come è stato il suo rapporto umano e professionale?

“E’ troppo facile dire, oggi, prima c’erano più produttori che avevano maggior coraggio e adesso invece, no. All’epoca, si producevano duecentocinquanta, trecento film all’anno e oggi siamo arrivati a meno di cento, quindi è ovvio che è tutto più difficile. Probabilmente gli stessi produttori di allora, oggi, avrebbero difficoltà e non potrebbero comportarsi allo stesso modo in cui si sono comportati prima. E’ cambiata un po’ la prospettiva di chi fa produzione, Franco Cristaldi era molto coraggioso e, all’epoca, questo coraggio lo avevano in tanti, anche coloro che avevano l’identikit del produttore un po’ più commerciale. Negli anni cinquanta e sessanta, qualunque produttore, allineato con le grandi stagioni del gusto del pubblico e dei grandi film popolari, sapeva tener conto di un certo impegno un po’ più raffinato e colto. Oggi, questo non riesce a farlo quasi più nessuno e quindi si finisce spesso per realizzare solo quei film che di volta, in volta, le stagioni cinematografiche indicano come il solo prodotto che ha chance di avere successo. Questo ha impoverito sempre di più l’offerta del prodotto cinematografico al pubblico che, invece, dall’altra parte, è sempre più complesso nelle sue aspettative, sa guardarsi intorno e ha un’aspettativa più articolata e complessa. Talvolta la nostra industria è costretta, per motivi di crisi, per mancanza di risorse e di coraggio, a dare offerte sempre più ristrette. Questo indebolisce ancora di più la nostra situazione. Invece, bisognerebbe offrire allo spettatore un arco di generi, di scelte, il più articolato possibile e allora i margini di rischio e di sperimentazione potranno allargarsi”.

Un ricordo legato alla sceneggiatore e scrittore, Vincenzo Cerami, recentemente scomparso.

“Era un bravo scrittore, un intellettuale e un grande artigiano della sceneggiatura. Avrebbe potuto fare ancora moltissimo. Ricorderò sempre la sua teoria sulla sceneggiatura che per lui era questione di geometria, addirittura diceva che la comicità è questione di geometrie. Io sono sempre stato d’accordo con lui e mi piaceva come le sue sceneggiature fossero perfettamente funzionali, degli ingranaggi che rispondevano alle esigenze di ispirazione e, soprattutto, del lavoro artigianale. Infatti diceva: non è l’ispirazione, è il lavoro che ti da la possibilità di mettere in piedi una sceneggiatura. L’ispirazione è una cosa da dilettanti.

Ne La Migliore Offerta si affrontano i temi delle fobie che appartengono ai due protagonisti e del rapporto tra verità e menzogna, il reale è del tutto conoscibile?

“Nella storia tra questi due personaggi la molla narrativa che mi ha incuriosito di più è la chimica della loro interazione e la stessa fobia che si manifesta in due modi diversi. Il racconto ha un disegno abbastanza semplice e ricco di potenzialità drammaturgiche. E’ una storia d’amore, raccontata come se fosse un giallo, anche se non lo è. Mi sembrava interessante raccontare l’evoluzione o comunque l’apparente evoluzione di una reciproca attrazione affettiva tra due persone che, in modi diversi, rifiutano il rapporto con il mondo e con gli altri. Il cinema poi è fatto sempre di contraddizioni e di contrasti. Dove c’è un forte contrasto ci può essere una buona storia per fare un film. A me piaceva affrontare il rapporto tra l’autenticità e l’impostura, non c’è luogo più sicuro per nascondere un elemento di verità che in un contesto di falsificazione, si potrebbe dire anche il contrario ma amo di più la prima idea. Anche nella storia d’amore uno dei due non è autentico o così sembrerebbe all’inizio. Può darsi che questa autenticità, alla fine, si venga a compiere. Questo fa parte della storia un po’ struggente del film”.

E del Regista?

Un ragazzo durante un incontro con il pubblico a Udine mi ha chiesto: ma lui alla fine attende lei, per amore o per vendetta? Io ho detto, per amore e la gente ha applaudito. Questo è il mio approccio. Mi ricordo anche che c’era stato un produttore americano che doveva co -produrre il film, un amico con cui ho lavorato più volte che mi ha detto: il film mi piace molto però se tu, alla fine, fai entrare lei dalla porta e li fai incontrare, io faccio il film. E io gli ho detto: mi dispiace, ma io non la so girare una scena banale come questa. Preferisco lasciare la meraviglia del dubbio. Tornerà, non tornerà? Questo dipende da te e dal rapporto che hai con i tuoi sentimenti. La mia opzione nel film è abbastanza semplice ed è raccontata in modo da lasciare libero lo spettatore. L’importante era lasciare un personaggio completamente diverso da quello dell’inizio. Un uomo che, prima, è addirittura respingente, così avaro nel rapporto con gli altri, specialmente con le donne. Incapace di avere relazioni e talmente diffidente da essere quasi repellente e scoprirlo, invece, in una dimensione completamente diversa: impara cosa significa vivere con il mondo, sporcarsi le mani nel rapporto con gli altri e, soprattutto, incontra l’amore. Per me questo è il punto più alto. Non mi interessa di vedere se poi lei torna. Qualunque amore anche se è infelice è preferibile a nessuno amore”.

Su cosa sta lavorando ora?

“Sto lavorando sul progetto di Leningrado, tratto da una sceneggiatura di Sergio Leone, insieme ad alcuni produttori americani. Dobbiamo ancora risolvere dei problemi legati alla produzione. Il copione è lì, pronto. Quindi quando tutto sarà sistemato lo metteremo in piedi, per ora no”.

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