Papa Francesco e la vera democrazia

di | 3 agosto 2013 | cultura | Commenti disabilitati su Papa Francesco e la vera democrazia

papa-francescoIn un libro il pensiero politico di Bergoglio

Di fronte alla perdita di senso della politica l’unica strada è quella del recupero della “democrazia sostanziale” in cui chi gestisce il potere agevoli la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

È questa, in estrema sintesi, la tesi di “Noi come cittadini. Noi come popolo. Verso un bicentenario in giustizia e solidarietà 2011-2016” (Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book, 2013), volume che propone il discorso che il cardinale Bergoglio, oggi Papa Francesco, ha tenuto in occasione del Bicentenario della Nazione argentina.

Al lettore più attento non sfugge la circostanza che le argomentazioni utilizzate dal successore di Ratzinger vanno ben al di là dello spazio e del tempo e possono tranquillamente essere “adattate” alla realtà del Belpaese.

Nella presentazione per l’edizione italiana del libro, il vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, traccia il profilo della vera democrazia delineata dall’ex primate d’Argentina, che è quella sostanziale, rappresentativa, partecipativa, sempre più allargata sul piano sociale, “che presuppone libertà, uguaglianza, giustizia sociale, sviluppo integrale per tutti”.

Non c’è, secondo il primo Pontefice sudamericano della storia della Chiesa una dicotomia tra etica individuale ed etica pubblica, né è ammissibile la tesi secondo cui, “di fronte a cittadini intrinsecamente asociali ed egoisti”, è necessario un potere coercitivo che imponga l’ordine. Serve, al contrario, una una visione molto “pragmatica” incentrata sulla partecipazione e sull’apporto che tutti i cittadini possono dare per la realizzazione del bene comune.

L’unico modo per progredire consiste, dunque, nella cooperazione. Le lotte per il potere allontanano dall’unica vera priorità. Che è quella “di sradicare diseguaglianze e povertà”, ponendo al centro dell’agire la persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, piuttosto che il capitale o l’interesse di parte.

Tanti protagonisti della nostra vita pubblica dovrebbero scolpire queste parole nel loro cuore, specie in questo momento in cui alla crisi economico-finanziaria che attanaglia famiglie e imprese si unisce la sfiducia, il senso di smarrimento e di abbandono, la perdita di punti di riferimento.

“Rispetto all’odierno deficit di politica e di democrazia – scrive ancora monsignor Toso – la via di uscita, segnalata dal Cardinale di Buenos Aires, è quella del recupero di una vita democratica, intesa soprattutto come vita intensamente partecipata di un popolo, che si pensa e si costruisce entro un quadro istituzionale preciso, inteso come luogo di impegno e di discussione per superare gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento del bene comune; inteso come vivere assieme nella fraternità ed elaborare un progetto condiviso fondato su quei beni-valori che in definitiva traggono la loro origine da Dio. Due sono, allora, i pilastri del rinnovamento: il popolo, soggetto compatto e creativo e un nuovo progetto politico integrativo, che non esclude nessuno, costruito su una visione di sviluppo completo e sostenibile per tutti”.

Questo modello, esportabile da una parte all’altra del globo, si fonda sul concetto di popolo, “come unione morale di persone, che, accumunate da fede, tradizioni, ethos, culture multiformi ma capaci di dialogo, sono protese al raggiungimento del loro bene comune, trascendendosi e collaborando le une con le altre”.

Di qui la conclusione che “la democrazia non è mai neutra dal punto di vista etico”. Non si esaurisce in un insieme di norme “ma sussiste quando le regole procedurali – importanti sì, ma non sufficienti – sono animate da cittadini interiormente orientati da un dinamismo di verità e di bontà, che sfocia nell’amicizia sociale”.

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