Papa Francesco come Sant’Antonio da Padova, anatema contro l’usura

di | 29 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

papa-francesco“L’usura è il miglior apostolo del diavolo”. Un proverbio quanto mai appropiato, questo, l’anatema lanciato da Papa Francesco contro l’usura: “Quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, no, quello non è cristiano, non è umano”. Il Santo Padre, nel corso dell’Udienza generale, ha sollecitato l’impegno delle istituzioni “al fianco delle vittime dell’usura, drammatica piaga sociale che ferisce la dignità inviolabile della persona umana”. L’occasione per attaccare l’usura è stato il momento nel quale il Papa ha citato le “Fondazioni associate alla Consulta nazionale antiusura, con l’arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci”.

Subito prima, salutando “le famiglie degli operai della Shellbox di Castelfiorentino” con il cardinale Giuseppe Betori, Bergoglio ha formulato “voti che si faccia ogni sforzo possibile da parte delle competenti istanze perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale di tutti”. “Non manchi il lavoro! – ha auspicato il Successore di Pietro – si faccia ogni sforzo possibile da parte delle competenti istanze, perchè il lavoro sia preoccupazione centrale di tutti”.

L’impegno della Chiesa contro l’usura e al fianco delle vittime risale già al Medio Evo. Sant’Antonio da Padova ha condotto una vera e propria battaglia in questa direzione. Ai suoi tempi, infatti, l’usura era la forma di sfruttamento più comune di allora. Veniva esercitata da uomini senza scrupoli, che Antonio chiamava “bestie feroci che rapinano e divorano”. Il grande Santo francescano divideva gli usurai in tre categorie: “I nascosti, che in numero infinito strisciano all’ombra come bi­sce; i pubblici, che simulando una simulata modera­zione, vogliono sembrare misericordiosi; gli sfacciati, perfidi e rotti al vizio, che alla luce del sole, in piazza, praticano l’usura come professione: questi il diavolo se li prenda per l’eterna dannazione”.

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