Omicidio Pamela, ipotesi sacrificio rituale nigeriano

di | 13 febbraio 2018 | attualità | 0 commenti

Sul caso dell’omicidio di Pamela si fa strada l’ipotesi del sacrificio rituale. Infatti, da quanto si apprende, secondo le indagini, i quattro  nigeriani arrestati potrebbero aver compiuto un sacrificio umano, secondo precisi riti tribali.

Visto che dall’autopsia sul cadavere martoriato di Pamela sono state trovate tracce che portano esattamente in quella direzione. A spingere verso questa pista è proprio la scientifica che dopo l’autopsia sul cadavere ha notato che il corpo della giovane “è stato tagliato in modo ‘scientifico’ e tutti gli organi sono presenti”. Un dettaglio che fa pensare proprio a qualcosa di macabro collegato alla nazionalità degli indagati. 

Infatti, in Nigeria, specie nel Sud, come descritto in un rapporto dell’Ufficio immigrazione e rifugiati in Canada, pubblicato nel 2012 e presente sul sito del Unhcr, vengono perpetrati rapimenti e delitti per smembrare e vendere parti di arti e organi. Si descrivono azioni atroci che vedono coinvolti bambini,  donne, ma anche gente con disabilità nella convinzione che tali azioni accrescerebbero “la forza” e “il potere”. Azioni  legate soprattutto quindi  “al soprannaturale”. Infine, i resti dei cadaveri verrebbero usati  anche per la preparazione per  “pozioni di ricchezza” .

Tornando in Italia, è di  ieri la notizia che a soli 3 mesi dall’insediamento, salta il questore di Macerata Vincenzo Vuono. È lui il primo a pagare i dieci giorni d’inferno vissuti dalla città, cominciati con la morte di Pamela, proseguiti con il raid xenofobo di Luca Traini e finiti con le polemiche sulla manifestazione antifascista, prima cancellata e poi autorizzata. “Un normale avvicendamento” dicono ufficialmente al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ma la realtà, di cui è stato informato anche il ministro dell’interno Marco Minniti, è un’altra.

“C’era bisogno di un cambio di passo” spiegano fonti qualificate della Polizia. Aggiungendo che Franco Gabrielli la decisione non l’ha certo maturata questa mattina, quando la notizia è diventata pubblica: già venerdì scorso il capo della Polizia aveva mandato a Macerata il direttore dell’ordine pubblico del Dipartimento, Massimiliano Zanni, per ‘mediare’ nell’incontro con i comitati promotori della manifestazione e partecipare al tavolo tecnico che ha messo a punto il dispositivo di sicurezza. E sabato, sempre su decisione di Gabrielli, la gestione della piazza, della disposizione delle forze di polizia in strada e delle eventuali criticità, è stata affidata ad altri due funzionari di Polizia, uno arrivato da Roma e uno da Firenze.

Due mosse che lasciavano già presagire quel “cambio di passo” che si è poi concretizzato ieri mattina. Vuono torna dunque a Roma, dove ha trascorso buona parte della sua carriera: dal 1995 al 2012 ha diretto tre commissariati della capitale (Borgo, Primavalle e Salario-Parioli), quello di Tivoli e quello di Ostia, per poi passare all’Ispettorato Vaticano e assumere il suo primo incarico di questore a Isernia. Sostengono fonti sindacali locali che in questura a Macerata la notizia l’hanno appresa solo questa mattina e che sono rimasti molto amareggiati per le modalità con cui il questore è stato mandato via. Anche perché a Vuono non sarebbe contestata nessuna decisione ‘tecnica’ in particolare.

Ma è proprio questo, ribadiscono al Dipartimento, il punto: le motivazioni vanno ricercate in un’accezione più ampia della gestione dell’intera vicenda. Macerata, in sostanza, non è più quella di dieci giorni fa e serve dunque un cambio di passo, con una persona che abbia un’attenzione diversa e un approccio più adeguato alle responsabilità che spettano all’autorità di pubblica sicurezza.

A Macerata arriva quindi il dirigente superiore Antonio Pignataro, fino ad oggi direttore del II servizio della Direzione centrale per i servizi Antidroga. Un ufficio che svolge attività di analisi, sia a livello nazionale che internazionale, sul fenomeno del narcotraffico e sui reati ad esso correlati. Un esperto di lotta alla droga, dunque. E proprio lo spaccio a cielo aperto nei giardini e nelle piazze di Macerata è uno dei problemi più sentiti dai cittadini, che lo hanno detto a gran voce da quando la città è piombata nell’incubo con il ritrovamento del corpo martoriato di Pamela.

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