Oggi al via il 67° Congresso Nazionale Siaarti, l’anestesia “visibile” che tranquillizza i pazienti

di | 16 ottobre 2013 | sanità | Commenti disabilitati su Oggi al via il 67° Congresso Nazionale Siaarti, l’anestesia “visibile” che tranquillizza i pazienti

logo SiaartiIl progresso tecnologico degli ecografi semplifica l’anestesia e ottimizza la tecnica in piena sicurezza del paziente. Circa la metà degli ospedali italiani possiede l’ecografo per l’anestesia ma sono ancora troppo pochi gli investimenti in termini economici e la formazione degli operatori.  Se ne sta parlando al Congresso Nazionale Siaarti la cui cerimonia di apertura è oggi alle ore 17. Abbiamo rivolto qualche domanda al professor Mario Bosco, ricercatore dell’Istituto di anestesia e rianimazione dell’Università Cattolica di Roma

Quanto l’ecografo sta cambiando l’anestesia regionale? Quali sono i principali vantaggi ?

L’impiego dell’ecografo è un’acquisizione relativamente nuova nella pratica dell’anestesista. È solo dal 2006, grazie al lavoro dei membri dei gruppi di studio Siaarti (anestesia e analgesia regionale, ortopedia) e all’European Society of Regional Anestesia (Esra Italian chapter), che in Italia si è cominciato ad usare e integrare questo strumento nella nostra pratica quotidiana sia per le tecniche di anestesia periferica sia per il posizionamento degli accessi vascolari. Tale integrazione è stata determinata dal progresso tecnologico degli ecografi in termini di miglioramento nella definizione delle immagini e di semplificazione di impiego. Con l’impiego degli ultrasuoni la procedura anestesiologica, che prima veniva eseguita attraverso l’impiego di un neurostimolatore è diventata “visibile “con la visualizzazione delle strutture nervose direttamente nel contesto anatomico in cui si trovano; così è possibile ottimizzare la tecnica in piena sicurezza per il paziente. L’ottimizzazione si riferisce al riconoscimento e al rispetto delle strutture anatomiche, alla riduzione del volume di anestetico usato a parità di risultati ottenuti, alla minimizzazione degli insuccessi e un maggior confort per il paziente (riduzione dei tempi di esecuzione e dei tentativi). Per far questo però, bisogna ripensare le procedure sulla base di nuove conoscenze tecnico-anatomiche che l’anestesista deve acquisire con corsi di aggiornamento dedicati.

Il fatto di potere recuperare con questa nuova modalità tecniche che in passato erano pericolose come potrebbe cambiare il mondo anestesiologico?

L’anestesista non deve abbandonare le sue conoscenze ma anzi è chiamato tramite l’utilizzo dell’ecoguida a riprenderle e implementarle potendo riabbracciare anche approcci ritenuti pericolosi in passato, per la vicinanza di strutture delicate, anche se efficaci.

La modalità ultrasuoni quanto rende più sicura l’anestesia e quanto rassicura il paziente?
Credo che chiunque di noi preferisca fare qualsiasi cosa “vedendo” piuttosto che alla cieca. Questo vale tanto per il medico che per il paziente. La possibilità di essere correttamente avvisati e di poter addirittura vedere in tempo reale su un monitor quello che viene fatto rassicura molto il paziente, lo rende più partecipe e dona all’atto medico una maggiore qualificazione.
Dove è maggiormente diffusa l’anestesia con ultrasuoni? Quali sono stati gli ospedali pilota e dove si sta diffondendo di più?
Come detto in precedenza la diffusione degli ultrasuoni come ausilio all’anestesia inizia in Italia nel 2006, a partire da pochi centri qualificati, fra cui il Complesso Integrato Columbus di Roma. Circa il 40-50 per cento degli ospedali italiani possiede un ecografo dedicato per il servizio di anestesia o disponibile nel reparto operatorio, per l’esecuzione di blocchi nervosi in anestesia e terapia del dolore e il posizionamento di accessi vascolari.

Quanto siamo all’avanguardia rispetto ad altri Paesi europei?

Possiamo tranquillamente dire di essere perfettamente in linea con gli altri Paesi europei riguardo alle competenze tecniche soprattutto nei centri di riferimento e nei centri di più lunga esperienza. Quello che manca è la diffusione capillare degli ecografi che richiede comunque investimenti in termini economici e di formazione degli operatori.

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