Oggi a Roma gli Stati Generali Confimea, Nardella: “La politica pensi di più all’economia reale”

di | 26 settembre 2013 | economia | Commenti disabilitati su Oggi a Roma gli Stati Generali Confimea, Nardella: “La politica pensi di più all’economia reale”

Roberto Nardella - Confimea“Diminuire la pressione fiscale all’impresa, mettere mano alle sole infrastrutture necessarie per annullare il divario tra Nord e Sud, ridurre la burocrazia e i costi della politica, lasciare l’impresa libera di investire e creare lavoro, incentivare le nuove imprese con una “No Tax” dai 3 ai 5 anni, e, soprattutto, sbloccare, i termini di pagamento da parte delle Pubbliche amministrazioni centrali e locali, perché i quasi 100 miliardi di euro a favore delle imprese sono una montagna che pesa sullo sviluppo del Paese e sulla vita degli imprenditori”.

Roberto Nardella, presidente di Confimea, confederazione datoriale di piccole e medie imprese che associa oltre 350.000 aziende per un totale di 3.652.000 addetti, ha le idee molto chiare sulle iniziative da intraprendere per la ripresa.

E questa mattina, in occasione degli Stati generali della sua organizzazione – in programma a Roma presso la Sala del Garante (in piazza Montecitorio 123/a), alla presenza di esponenti del mondo politico, sindacale e professionale, esporrà le ragioni per le quali, a nome delle federazioni, dei delegati territoriali e delle associazioni aderenti, chiede “un sistema nuovo di rappresentanza”.

Presidente il tema dell’incontro di oggi non lascia adito a dubbi.

Senza riforme il sistema produttivo italiano perde di competitività. Basta vedere che cosa è successo al nostro sistema produttivo. Ci viene da rabbrividire: abbiamo perso circa 60.000 imprese in questi ultimi tre anni, la disoccupazione, soprattutto giovanile, è cresciuta di oltre l’8%; il Pil è calato di oltre il 3%, la pressione fiscale è aumentata di 2 punti, raggiungendo circa il 70% di tasse sull’utile lordo d’impresa, quando, appena fuori confine, le aliquote raggiungono appena il 30% e, a giugno, di quest’anno, l’Italia ha ancora il segno negativo (-1,8%) mentre la Francia è a +0,3%, la Germania a +0,7%, la Gran Bretagna a +1,5% e gli Stati Uniti a + 1,7%. Questa crisi lunga  e inesorabile si ripercuote anche su tutte le categorie sindacali, specialmente su quelle datoriali, che se non innovano il loro sistema di rappresentanza, sono destinate ad uscire di scena.

 Il nodo da sciogliere, dunque, è il pluralismo?

 Il pluralismo è sinonimo di democrazia. Non parlo della proliferazione delle sigle ma di un raggruppamento di queste in più poli organizzati di rappresentanza, come quello che stiamo presentando oggi. Non è possibile lasciare solo alcuni o solo la Confindustria, voluta dallo Stato in quanto da questi governata e finanziata, come unica interlocutrice di riferimento pur non avendo in seno le Piccole e medie imprese, se non in un numero esiguo.

Possiamo parlare di un’anomalia del sistema?

Il pluralismo è stato dimenticato. Questo non è il fare di uno stato di diritto. I poli di rappresentanza devono, quindi, innovare il sistema di rappresentatività, lavorando assieme alle imprese sul territorio, tutelandole dalla pressione governativa e aiutandole a creare un sistema di reti imprenditoriali che, oltre a portare innovazione industriale, implica una maggiore conoscenza di filiere, diminuendo i costi e gestendo il rischio d’impresa.

Lei ha citato gli indicatori economici sempre più negativi: quale può essere il ruolo di una organizzazione datoriale come la sua?

Le organizzazioni di rappresentanza devono essere duttili e veloci: devono capire che l’impresa è al primo posto e con essa bisogna lavorare, unire le altre organizzazioni sindacali dei lavoratori e rappresentarle tutelandole, ma, nel contempo, lavorare all’unisono con loro. Un esempio è l’accordo interconfederale che abbiamo siglato con Ugl. Un accordo con la finalità di lavorare all’unisono sulle nostre Pmi per la costruzione di una impresa innovativa, dove i lavoratori, pur essendo tutelati dal sindacato, sono attivi nello sviluppo d’impresa. Credo sia il primo accordo in Italia tra le parti sociali rivolto alle esclusivamente alle Piccole e medie imprese. Questa è la nostra concezione di organizzazione sindacale datoriale.

Come percepite le fibrillazioni della politica?

La politica italiana è in una situazione disastrosa: ha paura di agire e di perdere consensi. Questa inerzia si ripercuote, inevitabilmente, sui cittadini. L’obiettivo dei protagonisti della vita pubblica deve, invece, essere quello di lavorare per il bene dell’Italia e non solo per i propri benefici, facendo camminare l’economia reale.

Quali le misure da attuare subito?

Diminuire la pressione fiscale all’impresa, mettere mano alle sole infrastrutture necessarie per annullare il divario tra Nord e Sud, ridurre la burocrazia e i costi della politica, lasciare l’impresa libera di compiere il proprio lavoro, ossia di investire e creare lavoro. Incentivare le nuove imprese con una “No Tax” dai 3 ai 5 anni, e, soprattutto, sbloccare, i termini di pagamento da parte delle Pubbliche amministrazioni centrali e locali. Non un euro è stato versato agli imprenditori da parte dello Stato, non un euro è uscito dalle casse pubbliche, parlo del 1° montante promesso e già stanziato per ridurre il debito con l’impresa privata. Volete sapete il perché?

Dica pure …

Perché ci sono 32 visti da ottenere prima di erogare soldi, 32 steep, 32 bolli messi dalla burocrazia statale e quindi le imprese ancora devono vedere un centesimo. È o non è uno scandalo solo italiano? Questa è la nostra politica!

Il governo Letta vi ha soddisfatto? 

Assolutamente no! Questo governo è nato sotto l’impulso di dare all’Italia la crescita. Tutti ne parlano, ma nessuno, purtroppo, la vede. Destra e sinistra si sono punzecchiate sulle riforme da attuare per far partire le imprese. Poi le hanno pretese dal governo dei tecnici. Oggi che sono al governo insieme non si vede nulla, è tutto fermo. Pensate cosa potrebbe accadere se cadesse il governo per un puro gioco politico: ci vedremmo aumentare l’Iva che è un’onda devastante per l’intera economia italiana.

Comments are closed.