Occupazione in calo,l’Italia del lavoro non riesce a risanarsi

di | 31 ottobre 2013 | lavoro | 0 commenti

di Ciro Balzano

disuccupati-1C’era da aspettarselo. Come una scure perenne sul capo ancora una volta i dati Istat sull’occupazione e la disoccupazione evidenziano la profonda crisi in cui lentamente sta annegando il nostro paese. L’Istituto Nazionale di Statistica, per tutto il 2013, attraverso la rilevazione di numerose variabili economiche, ha lanciato avvisaglie preoccupanti a chi è deputato a risolvere questa che si sta palesando sempre più come un’irreversibile problematica. Avvisaglie purtroppo mai raccolte per avviare una solida politica industriale e del lavoro.

I dati fugano ogni dubbio. Appena un mese fa, il numero degli occupati era fermo a 22 milioni e 349 mila, meno 80mila rispetto al mese precedente, cioè agosto, e meno 500 mila unità rispetto all’anno scorso. Altra diminuzione per il tasso di occupazione, risultato del rapporto tra occupati e popolazione di riferimento, che oggi è calcolato attorno al 55,4 per cento, in calo del 1,2 per cento rispetto all’anno scorso.
Se da una parte gli occupati calano, dall’altra in maniera ovvia i disoccupati aumentano. Oramai è davvero difficile stimare quando questo processo di aumento vertiginoso del numero di disoccupati e del tasso loro relativo si arresterà. Ad oggi i disoccupati sono 3 milioni e 194 mila, quasi l’1 per cento in più rispetto al mese precedente ed addirittura il 14 per cento in più rispetto all’anno scorso. Il tasso di disoccupazione aumenta dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente assestandosi al 12,5 per cento, aumentato di 1,6 punti percentuali rispetto alla rilevazione di dodici mesi fa.

Prendendo in considerazione, invece, la fascia di età compresa tra i 15 ed i 24 anni, il numero di disoccupati è di 654 mila unità. Il tasso di disoccupazione relativo a questa fascia di età, cioè la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati oppure in cerca, è pari al 40,4 per cento, maggiore dello 0,2 per cento rispetto ad Agosto 2013 e di 4,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Per quanto riguarda il numero di inattivi tra i 15 ed i 64 anni, c’è stato un leggero aumento (+ 0,5%) rispetto al mese precedente ma non è stata riscontrata nessuna variazione su base tendenziale, cioè rispetto alla rilevazione di dodici mesi fa. Il tasso di inattività si attesta intorno al 36,4 per cento, in aumento dello 0,2 per cento in termini congiunturali mentre l’aumento registrato rispetto all’anno precedente è stato dello 0.1 per cento.

Numeri questi che davvero lasciano impietriti ma che non possono essere in alcun modo sottovalutati. È davvero opportuno agire in modo repentino, perché quello che ci aspetta, se non dovesse giungere dalla Politica alcun intervento volto a contrastare questa problematica, è davvero uno scenario apocalittico.

Per Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, i dati diffusi dall’Istat sono “sempre più drammatici”, tuttavia “rifiuto l’idea che il Paese si abitui a questo trend che peggiora di mese in mese e che mette sempre più a rischio la tenuta sociale e l’equilibrio contributivo–previdenziale del Paese”.  “Talenti che emigrano all’estero, giovani che non lavorano, che hanno perso la speranza, che non cercano più lavoro o che lavorano sottopagati e in nero, è uno scenario devastante. Occorre – aggiunge Gardini – uno scatto della politica che intervenga in modo concreto perché centinaia di migliaia di giovani sentano che il Paese e la politica si occupano di loro e pensano al loro futuro”. “Le cooperative negli ultimi 4 anni hanno cercato di fare la loro parte. Hanno registrato il +8% di occupazione, rinunciando ai margini. E le previsioni per il 2014 sono di non riduzione del personale. E questo non perché le cooperative non soffrano la crisi, tutt’altro – conclude – ma è il segnale che qualcosa in più si può fare e si deve fare”.

 

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