Nuova gestione rifiuti, la Campania alla prova di maturità vent’anni dopo

di | 10 febbraio 2014 | ambiente | 0 commenti

consiglio-regionale-campaniaLa Campania apre il 2014 con due sfide impegnative: cancellare venti anni di drammi e inaugurare una gestione virtuosa dei rifiuti. L’11 febbraio del 1994 il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi proclamò per la prima volta lo stato di “emergenza”, istituendo poteri commissariali straordinari. Il governo Berlusconi ne decretò la fine sulla carta fissando la data al 31 dicembre 2009. Ma la vera svolta è arrivata solo lo scorso 16 gennaio. Il consiglio della Regione Campania ha approvato all’unanimità una legge che riordina radicalmente i poteri di gestione, calando le responsabilità in capo ai Comuni e cancellando le Province da ogni decisione residuale.

La nuova norma cade quasi in contemporanea con il via libera del governo Letta alla legge speciale su “Terra dei fuochi”, che inasprisce le pene per chi brucia i rifiuti e avvia un screening sulla salute dei cittadini residenti tra Napoli e Caserta (pur se con molte ombre ancora da chiarire). Decisione tanto più attesa alla luce delle inquietanti rivelazioni della camorra nel lontano ’97, desecretate dalla Camera e rilanciate in tv dal pentito Carmine Schiavone.

Due segnali forti che mettono la Campania di fronte ad una prova di maturità. In gioco c’è la credibilità di una terra rappresentata – spesso strumentalmente – come il volto peggiore dell’Italia. Ma c’è una Campania migliore, che non fa notizia e che non ci sta a subire un incalcolabile danno d’immagine. Non ci stanno le imprese agricole, che rivendicano eccellenze produttive uniche al mondo. Non ci stanno gli operatori del settore turistico. Non ci stanno i 206 Comuni ricicloni campani, di cui 124 superano il 55% di raccolta differenziata, con punte che vanno oltre il 90%. Non ci stanno Salerno e Benevento che sono tra i migliori capoluoghi con 69 e al 65%.copertinaricicloni

Saranno quindi proprio le amministrazioni locali ad autogovernarsi, adottando la suddivisione in Ato (ambiti territoriali ottimali), a loro volta organizzati in Sto (sistemi territoriali operativi). Se ne è parlato per la prima volta in un workshop organizzato a Benevento da Confcooperative venerdì scorso. La sensazione, tuttavia, è che la gran parte dei sindaci non abbia ben afferrato la complessità della situazione. La relazione introduttiva è toccata a Luca Colasanto, presidente della Commissione Ambiente della Regione Campania, che da agosto a metà gennaio ha seguito l’iter della discussione fino a raggiungere l’unanimità su un testo più asciutto rispetto all’ipotesi iniziale.

“Questa legge – ha spiegato Colasanto – colma finalmente un vuoto, a cui l’Europa ci ha chiesto di rimediare. C’è una tempistica stringente che prevede una tagliola: se i Comuni non rispetteranno le scadenze, la Regione interverrà con poteri sostitutivi”.

A spiegare che una gestione virtuosa è possibile ci ha pensato Giovanni Santorelli, esperto di ottimizzazione di sistemi di raccolta differenziata per la cooperativa Ecogida. Al momento svolge un lavoro consulenziale su dodici Comuni beneventani. Qui, grazie al controllo puntuale e al dialogo, la differenziata è schizzata al 90%. Riducendo il rifiuto tal quale (che qui si smaltisce a 120 euro per tonnellata), Ecogida è riuscita a creare 15 posti di lavoro.

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