Non solo ragione, il ruolo fondamentale del sentimento

di | 16 ottobre 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su Non solo ragione, il ruolo fondamentale del sentimento

di Mario Di Vito*

ragioneChi scrive è oramai un po’ avanti negli anni e perciò può forse fare delle perdonabili, semplici riflessioni sul sentimento in rapporto con la ragione, riflessioni che anche in quest’epoca, così carica di avvenimenti straordinari e di tumultuose vicissitudini, possono trovare una loro candida accettazione. I sentimenti sembrano, oggi, più che mai duraturi, d’ordine superiore di fronte alle emozioni e alle passioni, immutabili, poco modificabili, conservano appieno quel loro antico significato più vasto e più intenso, che hanno pure sempre dimostrato nel passato rispetto alle ristrettezze delle verità inconfutabili, che il pensiero e la scienza si sono sempre proposti puntualmente di affermare sin dalla notte dei tempi, come le uniche loro speculazioni possibili.

Per la verità storica, c’è sempre stata, pertanto, una costante sopravvalutazione dell’attività razionale del nostro intelletto nei confronti appunto di quella più profonda e poco accessibile della nostra anima. Siffatta scelta ha assai probabilmente contribuito all’irrigidimento della stessa attività razionale, rendendo le funzioni intellettuali uniche, prioritarie e preminenti su tutte le altre. L’attività conoscitiva si è sempre rivolta per secoli principalmente alla realtà che ci circonda e alla stessa nostra anima, ma poco, anzi molto poco, alla natura di quest’ultima, alla sua struttura e alle sue altre funzioni ineccepibili di spiritualità e di affettività. Per lungo tempo, si è rifiutato così, con inconcepibile testardaggine, un assioma evidente, che l’anima è anche sede delle funzioni del sentire e dell’amare. Per lungo tempo, i filosofi, infatti, consideravano il sentimento sinonimo della sensazione; Cartesio, in particolare, classificava tra i sentimenti la luce, il calore, il suono, l’odore, eccetera. Oggi, finalmente, dopo la grandiosa epopea artistica e letteraria del Romanticismo, il sentimento è stato magnificato per quello che è: lo si accosta, infatti, con molta facilità, ancorché agli stati semplici del nostro animo del piacere e del dolore, anche a quelli di superiore valore, per cui ha acquistato la dignità di una vera e propria funzione psichica, che differisce tuttavia considerevolmente da quella prettamente razionale, in quanto non accoglie il mondo esterno nella sua oggettività, ma ne opera una presa di possesso soggettiva, nel senso che lo accetta solo se è gradito o lo respinge solo se gli dispiace.

Il sentimento non riesce, pertanto, a “carpire” nella sua interezza la nostra ragione; può, ad esempio, solo tentare di ricostruire tutte quelle credenze morali e religiose, che la nostra ragione, appunto, quando è specialmente dominata da mire materialistiche, è solita distruggerle dai suoi fondamenti.

La moderna psicologia con i suoi schematismi, con le sue analisi, con il suo spiccato scientismo, ci viene poco in aiuto in proposito, benché oggi ci parla dell’intelligenza del cuore, ma non si allontana minimamente dai tradizionali stati dell’affettività, del piacere e del dolore, anche se possono spesso accompagnarsi, sia con le operazioni più semplici, sia con quelle più complesse della nostra coscienza. Se si va, poi, più in là con il ragionamento forse si riuscirà appena a percepire i valori del sentimento, quando è in rapporto con le cause obbiettive del bene e del male, che tanto eccitano il nostro mondo interiore. Diciamo subito che anche in quest’ultima analisi la ragione domina sempre e, nonostante tenta di rinchiudere il sentimento negli angusti spazi della sensibilità, non riesce più, finalmente oggi, dopo tante infinite speculazioni filosofiche, ad irretirlo nelle blindate limitazioni della non coscienza. Stiamo assistendo, infatti, nei tempi contemporanei ad una sincera e schietta evoluzione del suo indiscusso apporto alla nostra vita interiore, meraviglioso apporto reso possibile dall’azione di Freud e di Jung.

Si distinguono, oggi, i sentimenti fisici e sensitivi da quelli morali ed ideali, i sentimenti sociali, che variano col variare delle forme di convivenza civile, fra i quali emergono i sentimenti della simpatia, della positività, della beneficenza, dell’amicizia, della solidarietà, dai sentimenti intellettuali o logici, che accompagnano, invece, gli atti del pensiero, quali ad esempio le concordanze e le contraddizioni e tutti quegli altri atti più complessi della ragione, che ineriscono alla ricerca della verità, dell’errore, della falsità e del dubbio.

Si manifestano così nel loro splendore i sentimenti della gioia per le verità conquistate, dell’angoscia per le pene subite a causa di errati ragionamenti e dei dubbi, della repulsione per gli errori commessi e dell’afflizione per il perduto amore.

C’è pure da dire che si sono molto rafforzati anche i sentimenti estetici del bello e del brutto, dell’indifferenza e della noia, così i sentimenti della natura, con la contemplazione del sublime ed anche quelli dell’autentica, sentita religiosità. Le riflessioni sul sentimento sono oggi innovative rispetto a quelle del passato: si discute con molto entusiasmo sulla natura del sentimento e si dice che, secondo la più moderna dottrina, che parte da Pascal, da Kant e da Rousseau, fino a giungere all’esistenzialista Heidegger, il discusso sentimento deve essere considerato oramai come una funzione psichica spirituale e che ha una sua origine autonoma, al pari dell’intelligenza e della volontà, dalle quali è indipendente, pur avendo con esse una strettissima relazione. Finalmente, oggi, crediamo o meglio siamo autorizzati a ritenere che anche il sentimento ha avuto la sua più ampia sistemazione di piena originalità nella nostra anima e nella coscienza nostra e dell’intera umanità.

*già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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