Nomine dirigenziali senza concorso nella Pa, c’è il rischio di danno erariale

BoianoBasta arbitrii nelle nomine dirigenziali nella Pa: senza concorso non si va da nessuna parte. D’ora in avanti chi assume simili decisioni si espone al rischio di danno erariale. E, come è noto, la Corte dei Conti non scherza. Lo prevede la legge 125 del 2013 (di conversione del decreto legge 101). Per Pietro Paolo Boiano (nella foto), vicesegretario generale della Dirstat, tra gli artefici di questa battaglia, “dalla politica abbiamo avuto una prima, rilevante, risposta al caos creato dalle nomine dirigenziali fatte in modo arbitrario. Con l’articolo 4, comma 5 quater, è stato, finalmente posto un argine agli abusi fin qui perpetrati”.

Siete soddisfatti di questo risultato voi della Dirstat?

La legge appena entrata in vigore non fa altro che ribadire quanto era già previsto e disciplinato in maniera chiara. Noi abbiamo condotto una battaglia da anni per porre fine ad un malcostume consistito nella sistematica violazione delle leggi dello Stato in materia di accesso alla Pa. Per questo abbiamo scritto ai vari ministri che si sono succeduti nel tempo. E, da ultimo, anche al presidente del Consiglio, Enrico Letta. La legge prevede l’espletamento di corsi-concorsi, concorsi e anche l’applicazione dello scorrimento delle graduatorie dei vincitori e degli idonei. Questa è la strada maestra per evitare che certe posizioni siano raggiunte soltanto dagli amici degli amici. Ma il nostro lavoro non è terminato.

In che senso?

La Dirstat ha sempre portato avanti il discorso in base al quale ai prescelti per le funzioni dirigenziali lo Stato deve, doverosamente, garantire una sistemazione secondo quanto previsto dalle norme dell’ordinamento. Sarebbe ingiusto e ingeneroso, al termine della carriera, riscuotere una pensione di livello inferiore, quando, invece, si sono gestite responsabilità di un certo peso per molto tempo.

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