No alla proposta di legge dei radicali pro eutanasia, la vita è sacra e va difesa

di | 20 settembre 2013 | in evidenza | 0 commenti

eluana-englaroNei giorni scorsi i Radicali italiani, insieme all’Associazione Luca Coscioni, Exit Italia e Uaar hanno presentato alla Camera la proposta una legge di iniziativa popolare per “legalizzare l’eutanasia e disciplinare il testamento biologico” che, a loro dire, “il dibattito politico ha cercato in tutti i modi di ostacolare”. Una iniziativa, questa, inaccettabile perché calpesta il principio di indisponibilità del diritto alla vita: nessun soggetto, inclusa la stessa persona malata, può liberamente disporre di essa.

La cosiddetta “buona morte” è, a tutti gli effetti, un crimine contro l’umanità. Il che, ovviamente, non significa che non si debba prestare attenzione ai problemi ed alle esigenze delle persone affette da gravi malattie. Non si può, però, in alcun modo far passare il messaggio fuorviante in base al quale le sofferenze patite possono giustificare il suicidio assistito.

Il tema è delicato e complesso come dimostrano i fiumi di inchiostro scritti e le polemiche scaturite dal caso di Eluana Englaro (nella foto). Il n. 2277 del Catechismo della Chiesa cattolica precisa che “qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile”.  E il n. 2279 aggiunge che “anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte”. Inoltre “le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate”.

Non appena si è diffusa la notizia, alla quale alcuni organi di informazione laicisti hanno dato grande risalto, è scattata la mobilitazione delle organizzazioni cattoliche, preoccupate per il rischio di strumentalizzazioni e per l’ennesimo grave attentato alla vita. “La vita, ogni vita, è degna di essere vissuta – commenta Samuele Maniscalco, responsabile della campagna “Voglio vivere” – ecco perché quella dei Radicali è una proposta inaccettabile sia dal punto di vista morale che dal punto di vista antropologico”. “È impensabile – continua – che un Paese civile renda possibile un tale scempio, la quintessenza del disprezzo assoluto del dono più grande che possediamo.

Le informazioni propugnate dalle associazioni favorevoli al suicidio assistito e alla sua legalizzazione travisano i dati dell’Istituto Mario Negri di Milano in merito alla “dolce morte”, alla percentuale di italiani favorevoli e al numero di suicidi tra i malati terminali”. Persino il direttore, Silvio Garattini, è stato costretto a dissociarsi con fermezza dalla lettura e dalls interpretazione distorta fatta da tali associazioni dello studio compiuto dall’Istituto milanese. “Nella speranza di dare una svolta alla deriva valoriale provocata da questa cultura della morte – conclude Samuele Maniscalco – “Voglio Vivere” risponde con una proposta positiva, di vita, invitando a sottoscrivere e a diffondere – anche online, attraverso il sito della organizzazione – la petizione indirizzata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, affinché prenda atto della contrarietà del popolo italiano a questa proposta disumana”. Basta cliccare sul link http://www.associazione-vogliovivere.it/index.php/azioni/petizioni.

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