Niente risarcimento dopo l’incidente, l’ex azzurro Francioni minaccia l’abbandono

di | 21 ottobre 2013 | sport | 0 commenti

Francioni in nazionale italianaMinaccia di abbandonare la sua promettente carriera di lanciatore del peso di Corridonia Gianluca Francioni. Il motivo? La vertenza legale scaturita a seguito di un incidente occorsogli nel lontano 2010. L’ex azzurro si stava allenando allo stadio “Martini” del suo comune di residenza. Ad un certo punto, stando alla sua ricostruzione, la pedana sulla quale si stava esercitando avrebbe ceduto di colpo, causandogli la rottura del tendine rotuleo del ginocchio destro. Tesserato per la società N.A. Fanfulla di Lodi, l’atleta si allenava da tempo nell’impianto sportivo in questione ed aveva più volte denunciato la necessità di un urgente lavoro di manutenzione per le pedane.
Per quell’incidente è in corso un procedimento civile che vede contrapposti l’ex azzurro, da un lato, e, dall’altro, il Comune di Corridonia, proprietario dello stadio “Martini”, il Gestore della struttura sportiva, e la N.A. Atletica Fanfulla di Lodi. L’atleta residente a Corridonia in provincia di Macerata, ha iniziato la sua carriera nel 1984 vestendo per ben cinque volte la maglia della nazionale italiana, ha stabilito il record italiano di getto del peso nel 1990 e nel 2009 ha conquistato il titolo di Campione Italiano. Ma dopo anni di soddisfazioni, ha annunciato che chiuderà la carriera in virtù delle conseguenze di quanto successo nel dicembre del 2010.
Non essendo riuscito a risolvere la controversia in sede stragiudiziale, assistito dall’avvocato Giancarlo Nascimbeni di Macerata, ha deciso di presentare avanti il Tribunale di Macerata un’istanza di risarcimento.
I soggetti chiamati in causa, però, negano, con decisione, la fondatezza della vicenda sia in fatto che in diritto. Secondo il gestore dell’impianto – si legge in una nota alla stampa diffusa dal lanciatore – Francioni non sarebbe stato autorizzato all’utilizzo dell’impianto e la manutenzione dello stesso veniva effettuata con regolarità. La società Fanfulla, invece, sostiene che la responsabilità della gestione dello stadio sia di Comune e Comitato e che la decisione di allenarsi a Corridonia sia stata presa in autonomia dall’atleta. L’atleta, alla luce di quanto emerso, ha deciso di porre fine dall’attività agonistica: “Essere definito abusivo dopo tutto quello che ho fatto nella mia lunga carriera portando in alto il nome di Corridonia mi ha lasciato davvero sconcertato” – ha dichiarato.
Sta di fatto che adesso la “patata bollente” è nelle mani della magistratura che dovrà stabilire come sono andati realmente i fatti.

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