Nardella (Confimea): “Renzi abbia il coraggio di essere impopolare”

Roberto Nardella - Confimea“Serve il coraggio di essere impopolari, di fare scelte impopolari per il bene del Paese e non di pensare a portare voti al proprio partito. Soltanto così, peraltro, si ottiene il consenso, di tutti”. Ne è convinto Roberto Nardella (nella foto), presidente di Confimea, che ha analizzato con noi le prime mosse del presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Come associazione di categoria non discutiamo l’operato del premier, anzi ci auguriamo che porti un vento nuovo. Però se andiamo a vedere i primi provvedimenti economici, allora sì che discutiamo”. Nardella ci ha ricordato che la prima misura varata dal governo dell’ex sindaco di Firenze è stata l’aumento dell’accisa della benzina. “E sono queste le cose che i cittadini ricordano”, ha sottolineato il numero uno di Confimea, che associa 350 mila piccole e medie imprese per un totale di oltre tre milioni e 600 mila addetti.

Presidente, partiamo dagli 80 euro in più in busta paga per i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1.500 euro al mese…

Ben vengano per carità, ma Renzi deve capire che all’Italia serve dare respiro e velocità. E con 80 euro in più non si rimette di certo in moto l’economia. Questo provvedimento sembra cercare consensi più che incentivare l’economia.

Che cosa dovrebbe fare Renzi, invece?

Dovrebbe intervenire sull’Irap, intervenire sulle assunzioni. Invece si continua a chiudere, a licenziare. Le imprese continuano a soffrire perché anche Renzi è lontano dall’economia reale.

Ci spieghi meglio.

L’economia reale si basa sulle Pmi. Senza aiuti alle Pmi non c’è soluzione di sorta. Soltanto l’anno scorso hanno chiuso 110 mila imprese. E che cosa si fa? Si danno 80 euro in più in busta paga: una mossa politica in vista delle consultazioni europee. Quello che serve è una vera politica economica.

Dove si deve intervenire?

Renzi deve tagliare gli sprechi. Smantellare la burocrazia intesa come impianto del sistema sociale italiano, che è tutto da rifare. Qui si parla di eliminare il Senato ma se non si tagliano i consigli provinciali e i vari consigli di tutti gli altri enti locali, che sono inattivi e che costano solo soldi ai cittadini, non se ne esce. Bisogna tagliare le spese della pubblica amministrazione per ridare i soldi alle imprese che hanno lavorato per la Pa.

Monti, poi Letta, ora Renzi. Tutti promettono di restituire i soldi alle imprese creditrici nei confronti dello Stato. A che punto siamo?

Guardi, della prima tranche di 40 miliardi su cento di cui lo Stato è debitore a noi risulta che siano stati erogati sì e no venti miliardi. Per altro poi ci sono troppi vincoli per accedere a queste somme.

Che vincoli?

Ci sono 32 visti da ottenere prima di poter erogare i soldi, 32 passaggi, 32 bolli messi dalla burocrazia statale. È un disastro: ci sono enti che controllano tutti questi passaggi e le imprese sono tartassate da questi vincoli.

Un problema correlato alla crisi, aggravato dalle norme sulla capitalizzazione delle banche, è la stretta del credito…

L’accesso al credito è fermo da anni. Posso anche capirle, le banche: hanno paura di non rientrare dei prestiti. Ma senza questi soldi l’economia si ferma, il denaro non circola più. Lo Stato ha aiutato le banche fino a oggi per mettere a posto l’economia di Stato, per l’appunto. Ma se da una parte ha tutelato il sistema finanziario-bancario dall’altra ha danneggiato l’economia reale.

Come è stato possibile?

Perché le banche hanno il potere in Italia. Guardi alla Banca d’Italia, è in mano a privati. Servono quindi controlli nella finanza e nel mercato interbancario da parte dello Stato, che significa da parte dei cittadini.

Anche perché noi siamo vincolati dalla Ue sul fronte dei conti pubblici…

Esatto, Renzi non ci ha provato nemmeno a fare come Hollande, a proporre di sforare il tetto del tre per cento per rimettere in moto l’economia. Ha solo assicurato che continuerà a pagare gli interessi sui troppi debiti che abbiamo accumulato.

Riforme e spending review vanno nella giusta direzione?

Le riforme devono puntare al progresso del sistema Italia. Insisto: il problema è l’Irap, non si può pagare una tassa di questo genere. Altrimenti le imprese chiudono. Per quanto riguarda la spending review, va benissimo. Ma va fatta subito. Bisogna risparmiare subito, eliminare i costi superflui della macchina Stato. Ci sono anomalie impensabili in altri Paesi. I soldi ai partiti vanno tolti subito, non nel 2017. Serve il coraggio – che finora è mancato a tutti, Berluscono compreso – di smantellare la grande burocrazia all’interno del sistema. Soltanto così si diventa più agili e più forti. Altrimenti si resta inchiodati al palo.

 

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