Monza, imprenditore 70enne rovinato dallo Stato: azienda fallita e casa all’asta

Quando lo Stato è il vero “delinquente”. La storia dell’imprenditore Sergio Bramini, ex titolare della Incom spa, azienda operante nel settore rifiuti, getta di nuovo luce sulle istituzioni che abbandonano i propri cittadini, anzi li “uccidono” non pagando i propri debiti.

Gli stessi mancati pagamenti che hanno portato alla morte, non solo lavorativa, diversi imprenditori che sono sempre stati simbolo della “buona Italia”, di quella che lavora e paga le tasse correttamente. Ora Bramini, è solo una delle ultime vittime in ordine cronologico, di uno Stato ladro, che prende, ma non paga. La storia è quella di un’azienda che funziona, si aggiudica appalti importanti, anche con partner pubblici, vantando 4 milioni di crediti verso la pubblica amministrazione.

Ma ecco qui che qualcosa va storto: i pagamenti non arrivano e lo Stato, quello stesso Stato che quando deve prendere non guarda in faccia a nessuno pretendendo tempi rapidi, non paga. Un duro colpo per l’ imprenditore che però non demorde e pur di continuare a lavorare e per non licenziare i 32 dipendenti, ipoteca la casa. Purtroppo dopo poco tempo la ditta non ce la fa più e fallisce. E infine, ecco arrivare il colpo di grazia. E il momento di pretendere, di essere pagati ed ecco lo Stato assente nei momenti di difficoltà, rifarsi vivo per affondare il coltello nella piaga: l’imprenditore deve essere sfrattato.

Una storia al limite del surreale che ci fa chiedere che razza di Paese e quello in cui viviamo , come si può permettere tutto questo ? E le istituzioni cosa fanno? Dove sono? E sopratutto da che parte sono?

“Io sono fallito per colpa dello Stato” denuncia Bramini disperato “la mia villa è all’asta e il giudice ha ordinato lo sfratto entro dieci giorni, con me vivono i miei figli e la mia nipotina. Ho pensato al suicidio”.

La Icom, come racconta lo stesso Bramini, “era florida, ho vinto diversi appalti nel Sud Italia, in Sicilia e a Napoli per l’emergenza rifiuti, ma i pagamenti non sono arrivati e le banche hanno interrotto le linee di credito”.

Commentando la sua decisione di continuare a lavora nonostante tutto l’accaduto, l’imprenditore dice di aver “scelto di pensare alle trentadue famiglie che dipendevano da me e ho ipotecato la mia casa. Sono comunque fallito nonostante 4 milioni di euro di crediti dalla Pubblica amministrazione e 300mila da privati”. Il Tribunale ha decretato il fallimento della Icom spa nel 2011, due anni prima dell’entrata in vigore di una legge europea che obbliga lo stralcio di posizioni derivanti dal mancato pagamento della Pa. Bramini, quindi, non ne può usufruire.

A luglio il Tribunale di Monza ha ordinato lo sfratto con provvedimento immediato per Bramini e la sua famiglia. “Una decisione incomprensibile – racconta l’imprenditore – il curatore fallimentare ha 18 mesi di tempo per vendere la mia casa.

La villa e gli uffici valgono circa due milioni di euro e verranno venduti a prezzi ridicoli”. Ieri mattina in Tribunale a Monza si è svolta un’altra udienza nel corso della quale Bramini ha cercato di ottenere la sospensione dello sfratto esecutivo. “La richiesta è stata rigettata per opposizione del curatore – spiega l’imprenditore – nell’ordinanza di sfratto è previsto anche l’ausilio forza pubblica con la sostituzione serratura con il fabbro, nonostante la legge non preveda l’anticipazione degli sfratti quando si tratta di prima abitazione del debitore, ed io sono addirittura creditore”.

“Ho pensato di togliermi la vita, ma devo pensare alla mia famiglia, perché non abbiamo un posto dove andare, sono davvero disperato”. Questo, l’ultimo appello dell’imprenditore la cui storia non deve e non può finire così. L’Italia non può più permettersi di avere un altro imprenditore sulla coscienza ed è qui che deve subito entrare in gioco la magistratura che deve farsi sentire con pugno duro e agire al più presto per fare in modo che i colpevoli paghino. Certo, per il rigore morale che lo contraddistingue e per essere il primo dei magistrati, un segnale sulla vicenda si attende del Capo dello stato, il quale dovrebbe far capire a tutti che in questo Paese non possono continuare a pagare sempre i più deboli altrimenti si giustifica la rabbia e la tensione che monta tra la gente.

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