Monito di Bagnasco alla politica: non sottovalutare lavoro e povertà

di | 27 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

Papa-Francesco-e-Cardinale-Angelo-Bagnasco“L’Italia non è una palude fangosa dove tutto è insidia, sospetto, raggiro e corruzione. Dobbiamo tutti reagire ad una visione esasperata e interessata che vorrebbe accrescere lo smarrimento generale e spingerci a non fidarci più di nessuno”. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, nella sua prolusione in apertura del Consiglio episcopale permanente, definisce questo disegno “che lacera, scoraggia e divide” come “demoniaco”. “Non dobbiamo cedere – dice l’arcivescovo di Genova – nonostante esempi e condotte disoneste, che approfittano del denaro, del potere, della fiducia della gente, perfino della debolezza e delle paure: nulla deve rubarci la speranza nelle nostre forze se le mettiamo insieme con sincerità”.

Ecco, dunque, la prospettiva entro la quale si muovono pastori delle Chiese particolari dello Stivale che, attraverso la loro guida, fanno appello alla classe dirigente “affinché la voce dei senza lavoro, che sale da ogni parte del Paese, trovi risposte più efficaci in ogni ambito di responsabilità”.

“Non è ammissibile – continua – che i giovani, che sono il domani della Nazione, trovino la vita sbarrata perché non trovano occupazione: essi si ingegnano, sempre più si adattano, mantengono mediamente la fiducia e la voglia di non arrendersi nonostante esempi non sempre edificanti”. In questo contesto rientrano le iniziative di sostegno delle diocesi alle progettualità giovanili (Progetto Policoro, Prestito della Speranza, varie forme di micro-credito). Ma tutto questo non basta. L’ex ordinario militare lancia un vero e proprio monito: “Quale progetto di vita – si domanda – è possibile per le giovani generazioni?”.

Se queste sono le premesse ben si comprende che “il dibattito sulla riforma dello Stato, nei suoi diversi snodi, è certamente necessario”, ma i vescovi auspicano che “ciò non vada a scapito di ciò che la gente sente più bruciante sulla propria pelle, e cioè il dramma del lavoro: la povertà è reale!”. Non mancano riferimenti “alla situazione insostenibile delle carceri italiane” ed alla Giornata della memoria dell’Olocausto (“la Chiesa italiana si stringe attorno ai fratelli ebrei perché la ferita incancellabile di quella tragedia sia di monito per tutti e si scongiurino episodi di intolleranza e di provocazione come accaduto di recente a Roma”).

In apertura del discorso il presidente della Cei aveva espresso “viva gratitudine” al Santo Padre per l’invito a rivisitare lo Statuto dell’Episcopato Italiano: “A distanza di quattordici anni (maggio 2000) dalla sua formulazione, lo riprendiamo in mano alla luce delle attuali circostanze storiche, nel segno di una crescente partecipazione”.

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