Mitra (Confcooperative): giovani pronti a raccogliere la sfida del bene comune

di | 14 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

forum2I giovani sono pronti a raccogliere la sfida del bene comune. A dispetto di chi li ritiene lontani e per nulla interessati alla politica. La riprova arriva dalla vasta partecipazione registrata in occasione dell’incontro “Per una nuova classe dirigente al servizio del bene comune. Per una politica della responsabilità” promosso dal Forum delle Persone e delle Associazioni cattoliche del lavoro della Campania con la partecipazione di numerose personalità del mondo politico ed associativo, tra cui il vicepresidente nazionale di Confcooperative Carlo Mitra, che è commissario della sua organizzazione in Campania.

A Napoli 2.500 studenti hanno incontrato le “politica” attraverso le associazioni del lavoro di ispirazione cattolica, tra cui Confcooperative. Che impressioni ne ha tratto?

In un momento in cui la politica registra il più basso tasso di gradimento, la rete associativa del Forum si è messa in gioco ed ha ricevuto una grande risposta. Quale forza oggi è in grado di mettere in campo la propria credibilità e parlare ai ragazzi di 35 scuole. Si è trattato di un investimento di credibilità che non possiamo tradire perché è vero che questi ragazzi hanno interloquito con la politica, in alcuni casi anche a “ muso duro”, ed hanno chiesto un cambio di passo e di qualità. Ma la faccia ce l’abbiamo messa noi! E ognuno deve dare le risposte che essi si attendono.

Il progetto nel cui ambito rientra l’incontro con rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali prevedeva anche la realizzazione, da parte degli studenti, di interviste ai loro coetanei sul senso della politica. Quale sentimento è emerso?

Nelle interviste fatte nelle scuole e trasmesse insieme a dei video da loro realizzati, di forte contenuto e di grande efficacia, è emerso un linguaggio e uno stato d’animo che pone riflessioni serie, molto serie. Una grande sfiducia verso chi governa e le Istituzioni, quasi un disgusto per la politica insieme alla voglia di provarci a riscattare la situazione. Noi dobbiamo partire da questi sentimenti e prima di tutto costruire con loro la speranza e la voglia di mettersi in gioco. Dobbiamo smetterla di parlare “dei” giovani ma lavorare “con” i giovani, costruire percorsi, rimuovere barriere all’ingresso nella vita civile. La crisi che attraversiamo si è già mangiata due generazioni di giovani. In Campania questo processo ha risvolti drammatici per le percentuali di inoccupazione di giovani e donne che sono più prossime a quelle dei Paesi del terzo mondo che a quelle di un Paese europeo.

Ma c’è, secondo lei, una via di uscita?

Quando i ragazzi chiedono buona politica si può, e si deve, rispondere. Al Sud, e anche in Campania, ci sono eccellenze in ogni ambito a testimoniare che si può fare sviluppo. Il problema sono le classi dirigenti, la loro bassa qualità, la dipendenza pigra dallo statalismo e il giustificare sempre tutto con le piaghe storiche. Il problema è una pubblica amministrazione inqualificabile, dove è diffusa la corruzione, la clientela e il favore e invece è basso, molto basso, il senso del dovere e del lavoro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai la Campania ha questi primati drammatici di disoccupazione e di degrado sociale a fronte del fatto che ha le risorse per fare sviluppo e non le utilizza o le utilizza male. Non si devono cercare formule magiche, per fare la “buona politica”, quella rivendicata dai ragazzi al Palabarbuto di Napoli, basterebbe fare queste cose.

Quale ruolo può svolgere Confcooperative?

Lo scorso anno, in Campania, sono nate novecento nuove cooperative di giovani e donne. Sono nate senza alcun sostegno e accompagnamento allo start up come si dovrebbe fare. Ma sono nate dai talenti e dalla tenacia delle persone. Ciò avviene in una regione matrigna con la cooperazione, dove la classe politica ignora che la Campania è una importante terra di cooperazione. Solo lo scorso anno si è conquistata una legge a favore dello sviluppo cooperativo e dopo 14 mesi mancano ancora adempimenti per farla funzionare. Dovevano essere compiuti entro sessanta giorni!
Manca in questa regione una legge sulla cooperazione sociale (credo ormai unica in Italia). Proposta che giace in Commissione da anni e che ogni volta che si riesce a smuoverla dalle paludi scatta subito il sabotaggio dei lavori perché non arrivi in Aula. Obbedendo, ovvio, a interessi opachi che vogliono un no profit debole per poter scorrazzare a piacimento. Questa è la cattiva politica che lavora contro la società e che ha portato il Sud allo sfascio in cui si trova e che ha distrutto la credibilità della politica.

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