Miracolo e speranza ai giorni nostri

di | 16 dicembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

miracolo predica ai pesciNei tempi attuali, si parla ancora diffusamente del “miracolo”, come di un fenomeno che desta meraviglia e sorpresa ed è considerato come un evento superiore ai poteri della natura e dell’uomo, semmai come un fatto eccezionale, ma sempre naturale. Nelle conseguenti riflessioni, oggi, per opera specialmente di intellettuali moderni, non si è dato più però ad esso il riconoscimento dovuto dell’esplicazione di una “volontà sovrannaturale”, della quale il miracolo dovrebbe appunto essere segno e testimonianza. Anzi si cerca un po’ frettolosamente di spiegarlo con sistemi interpretativi, che hanno,  in verità, tutto il sapore di pedante razionalità e di debole interesse speculativo e non di quello che la tradizione culturale, ad iniziare dai tempi omerici, ad esso ha invece sempre attribuito.

I teologi, nella loro maggior parte, concordano ancora ad ammettere tre sorte di miracoli, cioè quelli “contro natura”, quelli “al di sopra della natura” e quelli “oltre la natura”, dando ovviamente per ciascuna categoria le opportune e dotte spiegazioni.

Vero è che gli stessi teologi si soffermano poi molto compendiosamente sulla possibilità o meno del miracolo, concludendo che, poiché Dio è solo a regolare l’ordine e il corso dell’universo infinito, solo Lui liberissimamente  può volere il miracolo, anche nelle forme soprariferite. L’esempio tipico del miracolo è additato dai cultori nella resurrezione, che non reca veruno pregiudizio all’ordine stabilito, né alla Sapienza eterna, da cui quest’ordine è prodotto. Gli stessi teologi continuano nelle loro acute dissertazioni e ci consentono di chiarire tutti i possibili dubbi, che possono nascere in proposito. Con le loro affermazioni ci chiariscono, inoltre, che possiamo con certezza distinguere un fatto naturale, pure eccezionale, da un miracolo e provarlo per tale e riconfermare vieppiù l’assioma che i miracoli possono attestare solo la divinità, quella della nostra religione per antonomasia.

Evidentemente, tuttora su questa eterna questione insistono da sempre stridenti polemiche ed accesi dibattiti; filosofi sommi del passato e dell’attualità si sono accostati al problema con dichiarata intenzione di dare chiarezza, ma poi sono pervenuti a soluzioni controverse e contraddittorie, molto spinte a tal punto, che al lettore forse è meglio non menzionarle, non tanto per la vacuità o meno dei loro contesti, comunque molto valenti e preziosi, ma quanto perché la nostra “ragione” dimostra anche in questa stessa speciale circostanza di controversia dottrinale i suoi limiti innegabili, soprattutto nei confronti dell’insorgenza della verità, che, come si sa oggi, nonostante i tempi altamente avanzati della scienza e della tecnologia, della medicina e della fisica, nasce anche dal cuore, dai sentimenti, ancorchè dall’intelletto.

Dinanzi a posizioni “ostili”, ossia di netta negazione della possibilità dei miracoli, espresse da tanti numerosi pensatori di tutti i tempi, a ricordare Pomponazzi, Spinoza, Hume, Rousseau, recentemente positivisti ed illuministi, atei e materialisti dell’età contemporanea, può di certo nascere solo uno sconcerto devastante nell’anima e nel pensiero di ciascuno di noi, perché le obiezioni sono tutte insidiose, perspicaci ed efficaci e nel contempo ci inducono a farci deviare, più che a rinsaldare principi e certezze.

Kierkegaard, il filosofo per eccellenza dell’esistenzialismo, ci aiuta forse molto, quando sostiene in maniera davvero originale che un miracolo “comprensibile non è un più un miracolo”, giacchè esso è “oggetto preminentemente di fede”. A questo punto del presente discorso, reso quanto più è possibile piano, lineare e semplice, una svolta decisionale sull’argomento, forse la possiamo oggi pure fare. Nella contemporaneità della nostra esistenza, l’aiuto ci è dato ancora una volta dal pensiero di S.Tommaso d’Aquino, quando leggiamo nel suo esemplare “Compendio di Teologia” che Dio non “produce i suoi effetti per necessità di natura”, ma solo per “sua libera volontà”, perché agisce all’infuori dell’ordine delle leggi, delle “cause seconde” e di tutte le altre umane possibili limitazioni e può così risanare tutta quella realtà, che secondo l’agire della natura non sarebbe stata mai possibile appunto risanarla.

A noi, accanto a dette formulazioni teoriche, ci perviene in aiuto anche un’altra meditazione, questa, per i tempi nostri attuali, molto soggettiva e personalissima, che ci è offerta ancora in tale specialissimo stato d’animo dalla speranza, che il “Doctor Angelicus” celebra pure nei suoi mirabili scritti. Nel nostro cuore nasce un moto, il moto della speranza, quella virtù che ci fa raggiungere, con l’aiuto di Dio, ardentemente il bene agognato, che, per noi illuminati dalla Fede, potrà realizzarsi meravigliosamente solo nel “miracolo”, che imploriamo di ricevere con intensa innocenza.

*Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

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