Maria Di Prato (Unione popolare): “Viva i forconi, abbasso la casta”

di | 12 dicembre 2013 | politica | 0 commenti

“Siamo dalla parte dei cittadini che, in queste ore, manifestano contro la sordità e l’irresponsabilità di una politica ripiega su se stessa, troppo presa dallo scambio di prebende e di poltrone per pensare ad un Paese che sta lentamente affondando”. La coordinatrice nazionale del Movimento UnioneMaria Di Prato popolare, Maria Di Prato (nella foto), condivide i contenuti della mobilitazione nazionale in corso. “Siamo stufi – afferma alla Voce sociale – di una certa politica che punta solo a conservare il proprio potere; vogliamo un classe dirigente nuova, fatta di persone perbene, disposte a sacrificarsi per il bene comune, che non viva arroccata nei Palazzi del potere”.

La colpa, dunque, non è di chi protesta…

Condividiamo la protesta dei Forconi nella misura in cui si lotta per venire fuori dall’impoverimento e contro i privilegi. Non a caso i nostri referendum anticasta non sono stati ammessi. Siamo di fronte ad un muro di immobilismo. Ricordo le parole pronunciate dal presiedente del Consiglio Enrico Letta al momento del suo insediamento: in diciotto mesi aveva promesso tutta una serie di riforme che sono rimaste tali. Il Paese è allo sbando: le nostre piccole e medie imprese sono tassate in maniera enorme, l’agricoltura, il commercio, gli autotrasportatori non ce la fanno più. E poi qualcuno si stupisce della sollevazione popolare…

Pochi giorni fa la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum. Unione popolare come ha accolto la notizia?

Due anni fa, in tempi non sospetti, Unione popolare ha presentato, per prima, una proposta referendaria per l’abrogazione del Porcellum, raccogliendo un milione e duecentomila firme. La Consulta, però, non l’ha ammessa per motivi a noi oscuri. A distanza di tempo è arrivata la bocciatura. È evidente che abbiamo provato una grande amarezza. Siamo convinti che, a suo tempo, andava data ai cittadini la possibilità di esprimersi nel merito. Non lo si è fatto, compiendo un grave errore. Ma tutto ciò non mi meraviglia.

In che senso?

L’art. 135 della Costituzione prevede che i giudici siano nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica; per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa. Di fatto, dunque, due terzi sono di nomina politica. E poi ci lamentiamo di quanti siedono in Parlamento grazie al Porcellum…

Quale potrebbe essere la soluzione a questo “conflitto di interessi”?

La soluzione migliore è quella di affidare l’elezione dei giudici della Corte costituzionale al popolo, al quale, per espressa previsione della Costituzione, spezza la sovranità. Perché caricare la politica di questa incombenza? Ci devono pensare i cittadini. Così come è opportuno arrivare alla elezione diretta del capo dello Stato. Il criptopresidenzialismo non è in linea con la Costituzione del 1948. O sbaglio? Sulla scorta del pensiero di grandi uomini del passato, come De Gasperi e don Luigi Sturzo, siamo contro la partitocrazia e i privilegi della casta e per il merito.

 

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