Malaffare e corruzione in politica, chiamata alla responsabilità

di | 15 gennaio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

di Daniele Trabucco* e Michelangelo De Donà**

soldi-mazzettaI recenti casi di indagini giudiziarie in tutta Italia sull’utilizzo di fondi pubblici da parte di tutti i gruppi politici, trasversalmente (sia a livello regionale sia a livello nazionale), porta ancora una volta in primo piano la diffusione di un fenomeno che crea nei cittadini un clima di sfiducia generale verso la classe politica.
La stessa instabilità dei governi deriva da una situazione di contrapposizione che tocca il fattore personale dei nostri rappresentanti, che spesso hanno brillato, si fa per dire, in disonestà e spregiudicatezza nello sperperare le finanze pubbliche e considerando lo Stato e anche le sue articolazioni in un affare di famiglia. E alla luce delle conseguenze di una crisi economica sempre più profonda, che pesa su lavoratori, famiglie e imprese, forte è la chiamata ad un’assunzione di responsabilità da parte dei partiti e di quanti operano nella Pubblica Amministrazione.

Il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nel suo discorso di insediamento, ha ricordato: “In un momento storico in cui appaiono sempre più inaccettabili la spesa improduttiva, la dissipazione di risorse pubbliche, la cattiva amministrazione ed, a maggior ragione, il malaffare e la corruzione, è auspicabile l’adozione di una tecnica legislativa più affinata e moderna, produttiva di norme organiche, chiare e semplici”. Squitieri ha fatto riferimento alla necessità di uno snellimento del contenzioso contabile che va snellito e di incentivare nei funzionari pubblici una condotta più attente “scoraggiando, ad esempio, quella moltitudine di fenomeni illeciti, rilevanti non solo sotto l’aspetto penale, ma anche dal punto di vista contabile”.
Dal presidente della Corte dei Conti la conferma che “il problema dell’economia italiana è essenzialmente un problema di crescita. Ma in una economia nella quale la spesa pubblica vale ormai più della metà del prodotto, nessuna accelerazione della crescita è possibile se quella spesa pubblica non si farà più efficace ed efficiente”.

Il termine “crescita” merita però di essere sviluppato soprattutto in un’ottica, quello dell’equità, come evidenzia l’enciclica di Papa Francesco “Evangelii Gaudium” del 24 novembre 2013: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo”.
*Università degli Studi di Padova; **giornalista

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