Loris Bertocco, paralizzato da 40 anni, sceglie di morire in Svizzera

di | 12 ottobre 2017 | attualità, società | 0 commenti

“È arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario”. Queste le parole contenute nella lettera che Loris Bertocco, 59 anni, ha mandato ad alcuni quotidiani italiani prima di morire in una clinica Svizzera.

L’uomo, originario di Dolo, in provincia di Venezia, è rimasto paralizzato a 18 anni, dopo un incidente stradale. Le sue condizioni, col tempo, sono peggiorate sempre di più e ha perso anche la vista. Nella lunga lettera, Bertocco ricostruisce la sua vita dopo l’incidente e tutte le difficoltà che ha affrontato. Fino alla scelta finale: il suicidio assistito. E lancia un appello affinché l’Italia approvi una legge sul fine vita e sul testamento biologico.

La lettera di Bertocco è anche una denuncia della scarsa assistenza ricevuta dello Stato. “Il mio tempo è terminato – scrive dopo aver elencato le richieste di aiuto e le difficoltà nel trovare fondi e personale preparato -. Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata”.

“Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravità, perché questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l’a libi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare più respiro, lenimento, dignità?”, si chiede l’uomo. Che poi propone: “È necessario alzare la soglia massima relativa all’Impegnativa di Cura Domiciliare e Fisica oggi fissata a 1.000 euro, ferma al 2004 e quindi anacronistica e del tutto insufficiente per assicurare le collaborazioni indispensabili. Magari a qualcuno potrebbero bastarne anche meno, ma per altri ne servono certamente molti di più. Quindi tale soglia va modificata, resa maggiore e più elastica”.

Bertocco era un convinto sostenitore della legge sul testamento biologico e sul fine vita. E lo ribadisce nella sua lettera d’addio: “Il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul ‘testamento biologico’ e sul ‘fine vita’ di cui si parla da tanto, che ha mosso qualche passo in Parlamento, ma che non si giunge ancora a mettere in dirittura d’arrivo. In altri Paesi è da tempo una possibilità garantita. Vorrei che, finalmente, lo fosse anche in Italia”.

“Sono convinto che – aggiunge – se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata avrei vissuto meglio la mia vita e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ma questa scelta l’avrei compiuta comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive. Avrei però voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità”. La lettera di Bertocco si chiude con un ringraziamento a “tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto”.

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