L’Italia sempre in recessione? Sì, no, forse …

di | 11 settembre 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su L’Italia sempre in recessione? Sì, no, forse …

di Ciro Balzano

IstatChe l’economia italiana fosse ancora in grande difficoltà era cosa ormai nota. I recenti dati riferiti ai maggiori indicatori economici italiani mettono in evidenza come le finanze del nostro paese arranchino rispetto alle nazioni vicine. Basta dare uno sguardo ai consumi, che giorno dopo giorno risultano essere sempre fermi od addirittura in calo, oppure agli investimenti, con le aziende che fuggono dai nostri territori per cercare supporto nelle vicine Svizzera ed Austria, che hanno utilizzato la recente crisi economica come una possibilità di attrarre le aziende italiane in difficoltà.

La loro ricetta è semplice : abbattere la pressione fiscale sulle aziende, in modo da incentivare gli investimenti e le assunzioni.
Ingredienti questi, che richiamano, o che hanno già richiamato, il grosso delle aziende medio piccole del  nord-est italiano, vero cardine industriale dell’Italia. Non c’è da biasimarli, se l’unica alternativa al trasferimento transnazionale è il fallimento.
L’Istat ha rilasciato le rilevazioni sui conti economici trimestrali. Prendendo come anno di riferimento il 2005, il nostro Pil è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente e di ben 2,1 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2012. La variazione acquisita per il 2013 è pari a -1,8 per cento. Dati peggiorati, seppur di poco, rispetto alla stima preliminare calcolata sempre il 6 Agosto scorso.

Per quanto riguarda invece la differenza tra i diversi settori economici ed industriali la situazione non cambia. Nel settore agricolo, il valore aggiunto (ai prezzi del produttore), ossia la differenza tra produzione totale ed i consumi intermedi di beni e servizi utilizzati nel processo produttivo, ha registrato una riduzione di 2,2 punti percentuali in termini congiunturali, in base tendenziale la perdita è stata del 2,6 per cento. Per l’industria in senso stretto, abbiamo un -0,1 per cento su base congiunturale mentre -0,9 per cento nel settore edilizio. Su base tendenziale invece il settore delle costruzioni ha subito una decisa inflessione di ben 6,9 punti percentuali mentre -2,5 per cento per l’industria in senso stretto.
Il deflatore del Pil, ossia il rapporto tra il valore del Pil nominale (calcolato in base ai prezzi correnti) ed il Pil reale (calcolato in base ai prezzi costanti), invece è aumentato dello 0.3 per cento. Il deflatore riferibile alle famiglie e quello degli investimenti sono cresciuti entrambi nella misura dello 0.2 per cento. Invece per le importazioni e per le esportazioni il segno purtroppo è negativo, facendo registrare una leggera riduzione rispettivamente nei termini dello 0,9% e dello 0,3%.

Seppur i dati non sono per niente confortanti, Ignazio Visco, governatore della Banca D’Italia, ha mostrato particolare fiducia per l’anno venturo. Infatti secondo il governatore, intervenuto al convegno “The Exit from the Euro Crisis: Opportunities and Challenges of the Banking Unio”, i dati mostrano il lento e graduale miglioramento dei conti nazionali ed il calo della produzione dovrebbe fermarsi entro i prossimi mesi, a ridosso dell’inizio del nuovo anno. Il tutto però, aggiunge, potrebbe fallire a causa dell’instabilità politica che imperversa tra gli scranni parlamentari, sintomo di un’eterna situazione di profonda crisi, che potrebbe portare, e già sta portando, alla fuga da parte degli investitori stranieri nel nostro paese.
“La fiducia nella irreversibilità dell’euro” per Visco è la chiave che porterà l’Italia e tutti i paesi europei finalmente fuori dalla crisi economica.

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