L’Istat traccia la mappa culturale dell’Italia, Meridione fanalino di coda

di | 25 gennaio 2014 | società | 0 commenti

di Ciro Balzano

libriUn popolo poco istruito è un facilmente raggirabile sul piano delle promesse politiche. Da sempre il paradigma “più cultura cioè più capacità critica e quindi più risorse per il paese” è stato estromesso nei regimi, autoritari e non, evidenziando quanto lo sviluppo culturale possa portare benefici per l’intero paese e danni a chi ha tutto l’interesse a guidare un popolo poco istruito. Eppure oggi ci sono ancora grandi aree territoriali della nostra nazione dove è abbastanza palpabile il degrado culturale, che non fa altro che generare possibilità di sopraffazione da parte della criminalità.

Nell’anno appena trascorso, l’Istat aveva rilevato che appena il 43 per cento della popolazione, cioè oltre 24 milioni di persone dai 6 anni in più, dichiarava di aver letto un libro nei mesi precedenti alla rilevazione, con una flessione di 3 punti percentuali rispetto al 2012. Sicuramente la tendenza alla lettura, sempre secondo i dati statistici, è una propensione per lo più femminile piuttosto che maschile, dato che il 49,3 per cento della popolazione femminile ha letto almeno un libro, sempre nel periodo di riferimento, a differenza dell’esiguo 36,4 per cento dei colleghi di sesso maschile. La fascia di età in cui si legge di più è quella compresa tra gli 11 ed i 14 anni, con una percentuale maggiore del 57 per cento.

Dati questi che fanno riflettere senza ombra di dubbio. Anche perché ogni cosa dipende anche dal contesto in cui svolge sicuramente, e così, soprattutto quando si parla di adolescenti, le scelte dipendono anche dal contesto familiare. Non a caso in una famiglia con genitori lettori, la percentuale di ragazzi tra i 6 ed i 14 anni ,che legge almeno un libro, aumenta fino a toccare quota 75, mentre di contro abbiamo un 36 per cento riscontrato in una famiglia dove i genitori non leggono libri. Non solo.

Se la differenza la fa la famiglia e le sue abitudini, la differenza la fa anche dove nascono le persone.
Quindi a fare la differenza è anche il territorio dove l’individuo, ed in questo caso l’adolescente, nasce e vive. Nel settentrione a leggere almeno un libro è la metà più uno della popolazione di riferimento, cioè tra i 6 e più anni, mentre al Sud e nelle Isole la situazione è abbastanza chiara, con una percentuale esigua del 30 per cento si evidenzia la differenza su questa tendenza.

I dati che emergono da queste differenze territoriali ci danno anche la possibilità di un confronto con altre problematiche o altri fattori che inscindibilmente interagiscono con queste tendenze. Non si può non parlare di “cultura” senza accennare anche alla possibilità di “accesso” alla cultura. Il Sud anche in questo scenario esce sconfitto decisamente nel confronto territoriale, culturale ed economico con il Nord. L’indigenza economica maggiore delle  famiglie del Sud non permette di rimando una svolta alle generazioni che in quelle condizioni vivono e crescono, e quindi nel presente e soprattutto nel futuro quella forbice già oggi esageratamente ampia può permanere se non addirittura peggiorare. L’unica scelta che ha la nostra nazione è quella di puntare ad un rilancio, se non territoriale, almeno “culturale” , con un’attenzione maggiore in quelle aree depresse del Sud Italia, dove il sopracitato degrado “culturale” e la difficoltà di accesso alla cultura è oltremodo evidente.

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